A Festivaletteratura Magris e il gusto delle storie vere: diventano messaggi universali

Lo streaming non toglie spontaneità all’incontro per presentare “Croce del Sud”: «Credevo che la tecnologia ci avrebbe allontanati, invece vi sento molto vicini»

MANTOVA. È più bizzarra la letteratura o la vita vera? Su questa riflessione si innesta la stesura dell’ultimo romanzo di Claudio Magris dal titolo “Croce del Sud. Tre vite vere e improbabili”.
In collegamento streaming da piazza Castello, il germanista ha dialogato a distanza con Alberto Rollo, già direttore letterario della Feltrinelli.

«Sono contento di essere qui. Vi sento molto vicini anche se siamo lontani. Credevo che la tecnologia ci avrebbe allontanati, invece non è così»: con queste parole l’autore di “Danubio” ha iniziato l’incontro virtuale.

«Non ho inventato nulla in questo libro - ha esordito Magris - La vita vera fa una concorrenza spietata alla letteratura. Ho dovuto persino levare dei particolari della realtà perché suonavano fin troppo incredibili».

Nel romanzo si intrecciano le biografie di tre personaggi che vivono a cavallo tra l’Ottocento e i primi del Novecento nei territori più selvaggi dell’America Latina. L’avventuriero sloveno Janez Benigar, autore della prima grammatica bulgara, che si rifugia per sempre in Argentina dopo aver smarrito il dizionario che stava scrivendo. L’avvocato francese che arriva a Santiago e si proclama re Aurelio- Antoine I tentando di unificare i regni dei Mapuche e dei Patagoni. Infine, suora Angela dal Monferrato che - spintasi nella Terra del Fuoco - viene scambiata per un pinguino.

In queste tre storie cristallizzate nel tempo scorre il tempo dell’umanità, la Storia passa attraverso le vicende private dei singoli che si fanno archetipi di tipi umani in cui tutti si riconoscono. Per Magris ogni personaggio diventa persona nella misura in cui il lettore si sente compartecipe del destino dei protagonisti. In questo senso, il confine già labile tra realtà e finzione si assottiglia sempre di più e le azioni dei singoli diventano credibili perché ci riguardano come individui.

L’erudizione di Magris, profondo conoscitore della cultura e della letteratura mitteleuropea, si fonde con una ricerca spietata di aneddoti reali che possano diventare significativi. «Ciò che mi ha sempre interessato era raccontare le cose che succedono. Queste tre esistenze sfidano ogni fantasia e nello stesso colpiscono per la loro semplicità», ha ricordato Magris. Le storie dei singoli diventano così storie universali perché ognuno di noi riesce a rivedersi in personaggi forti. Il debito nei confronti della letteratura si manifesta nell’eco della tradizione cavalleresca e delle fonti antiche che risuonano frequentemente durante la lettura. L’intreccio pulsa di un’energia ariostesca che rende i protagonisti degli Odissei contemporanei in preda alle vicende umane più disparate. In fondo, citando la conclusione del romanzo, “la storia del mondo non è molto più complessa di quella di un cuore”.

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