Magliette blu: l’arma segreta Radio e social grazie a loro

Quest’anno i volontari al Festivaletteratura erano 330, quasi tutti mantovani per evitare rischi. Per loro un super-lavoro: hanno dovuto prendere la temperatura di tutti

MANTOVA. Le magliette blu, uno dei simboli del Festivaletteratura, questa volta sono state circa 330, meno della metà degli altri anni. Praticamente tutte mantovane per evitare le vecchie simpatiche ospitate di ragazzi di altre città, purtroppo fonte di rischio Covid.

Così come è stata abolita la mensa che era uno dei punti forti del volontariato, luogo di incontro, di conoscenze, di nuove amicizie.


Pochi ma buoni, come si dice. Infatti, racconta la presidente di Festivaletteratura Laura Baccaglioni, i ragazzi hanno lavorato moltissimo. Per ogni evento hanno dovuto prendere la temperatura di tutti, spesso anche nome cognome e numero di telefono, e poi gestire l’ingresso e poi il deflusso da una via diversa.

Ma soprattutto hanno avuto l’incarico di sanificare ogni cosa dopo gli eventi con lo spray igienizzante, dai microfoni, alle sedie e ai tavoli dei relatori e di tutto il pubblico.

Dunque seri e bravi, ma solo lavoro pratico? «Niente affatto - spiega Baccaglioni - le magliette blu quest’anno si sono occupate, insieme a Simonetta Bitasi e altri professionisti ed esperti, della radio e dei social. E visto il successo ottenuto da queste nuove possibilità di relazione con gli autori, che ha dato un numero di contatti altissimo, i ragazzi si sono sperimentati in un ruolo nuovo e interessante, hanno imparato, hanno utilizzato le loro competenze e si sono divertiti».

Radio e collegamenti web sono stati una delle novità che hanno dato più soddisfazione agli organizzatori, soprattutto come modo di intercettare e così farsi ascoltare comunque da quelle decine di migliaia di fedelissimi del festival che quest’anno non hanno potuto venire per la paura di viaggiare e per la riduzione degli eventi e dei posti per ogni appuntamento. A proposito: che tristezza tutte quelle sedie con scritto “Non usarmi”. «Il nostro maggior timore - dice Baccaglioni - era che non venissero rispettate le regole del Covid, invece tutti sono stati educati e attenti». Ma anche le novità dal vivo sono piaciute, il furgone poetico e in particolare la piazza-balcone - che ha accomunato la principesca piazza Santa Barbara ai quartieri popolari - che ha restituito l’emozione dell’essere in tanti nello stesso posto a vivere la medesima esperienza. E in questi casi molti autori hanno dato il meglio e fatto dei regali al festival. Come Beppe Severgnini all’ospedale davanti al reparto in cui era stato ricoverato Luca Nicolini: emozionante e commovente. E poi i tre giallisti a Valletta Valsecchi, con il loro esilarante spettacolo teatrale.

«Lucarelli, Malvaldi e Crovi - racconta Baccaglioni - mi hanno detto che si erano preparati. Si erano inventati lo spettacolo. Avevamo temuto di non poter nemmeno fare il festival. Invece… Tanti per strada ci dicevano: bravi, è bellissimo che il festival ci sia ancora». Quanto agli appuntamenti in streaming, hanno funzionato benissimo quelli con solo l’autore sullo schermo, meno quelli del dialogo fra uno scrittore presente e uno a casa sua, lontano.

«Grossman, da solo, è stato fantastico, era tra noi come l’avessimo accanto, anche se non fisicamente», conclude la presidente.






 

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