Mantova, coro ebraico: un disco sulle musiche composte tra Ottocento e Novecento

Il cd è stato curato dalla Schola cantorum Pomponazzo, venerdì 17 settembre alle 21 i brani saranno presentati al Bibiena

MANTOVA. Riscoprire importanti frammenti culturali nella città: questo è uno dei principali obiettivi del nuovo progetto “Musica Ebraica a Mantova tra Ottocento e Novecento”. In Comune è stato presentato il nuovo cd, curato dal Coro schola cantorum Pomponazzo, che contiene dodici brani pressoché inediti del coro israelitico operante nella nostra città nei due secoli scorsi. Venerdì alle 21 i brani saranno presentati ufficialmente al Bibiena, in un concerto gratuito che cade in concomitanza col Capodanno Ebraico, il Rosh hashanà.

«L’evento di venerdì - inizia a spiegare Claudia Mantovani, presidente dell’associazione culturale Pomponazzo - si collega alla presentazione del libro “C’era una volta il coro”, avvenuta a inizio settembre in occasione della giornata europea della cultura Ebraica. Nel libro vengono narrate le vicende della vita corale, mentre con il concerto si vuole dar voce ai brani e alle composizioni raccolte in questi anni».

L’associazione Pomponazzo già da anni si sta dedicando alla riscoperta di questi brani, che sono stati trascritti, rielaborati e adattati a un coro contemporaneo. Come spiega Mantovani, non è stata una piccola ricerca: «Tengo a sottolineare il significato e l’importanza dell’indagine che stiamo facendo. Oltre esaltare la vitalità dell ’800 e del ’900 della nostra comunità ebraica, il progetto vuole mettere in luce quanto fosse ricca la musicalità mantovana. Ci teniamo a sottolineare che andremo avanti nella ricerca; nell’archivio della comunità ci sono altri documenti che vale la pena recuperare. Purtroppo il numero di persone che ha ricordo del coro israelitico si sta affievolendo, noi ci stiamo impegnando a mantenerlo vivo».

«Questo cd è di estrema importanza per tutta la comunità ebraica – aggiunge Aldo Norsa, presidente della fondazione Franchetti - perché rievoca i canti che facevano parte del coro israelitico e che rischiano di andare persi. Nello statuto della fondazione è stato disposto che una parte delle rendite del lascito fosse utilizzata per la diffusione della cultura ebraica. Questo spiega la nostra durevole collaborazione con l’associazione Pomponazzo». Il coro Schola Cantorum Pomponazzo sarà accompagnato da organo e pianoforte e diretto da Marino Cavalca.

«Da anni ci occupiamo della ricerca legata alla storia e alla tradizione locale - concorda Cavalca -. Nella riscoperta dei brani abbiamo potuto analizzare come la polifonia e l’utilizzo di strumenti come l’organo, proibiti in Sinagoga, siano poi entrati a far parte della tradizione ebraica, avvicinandosi alla cultura imperante musicale di quel periodo, ovvero la lirica e il melodramma. È una testimonianza musicale così come storica. I compositori dei brani, inoltre, non sono necessariamente di origine ebraica: tra di essi ricordiamo Campiani, a cui è dedicato il conservatorio. Vogliamo pensare che fosse in rappresentanza dell’unità tra le due confessioni religiose». Oltre all’associazione Pomponazzo e alla fondazione Franchetti, hanno collaborato al progetto anche la Comunità ebraica mantovana e il Comune.




 

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