Mantova e Raffaello: Palazzo Ducale celebra il grande maestro con i preziosi arazzi 

Dal 24 ottobre la rassegna: protagonisti il ciclo con le Storie dei Santi Pietro e Paolo, in restauro, e vari documenti

MANTOVA. I Gonzaga, pazzi per l’arte, per avere gli arazzi in casa si sarebbero svenati, avrebbero pure chiesto un mutuo in banca o venduto biolche su biolche di terra e anche qualche cavallo purosangue. Solo a guardare la trama e l’ordito, si capisce perché gli arazzi costavano uno sproposito, molto di più di qualsiasi dipinto. Per dipingere capolavori basta un muro, una tela o una tavola di legno, dei colori e dei pennelli, oltre all’artista che deve essere sommo. Ma per mettere tutti i fili di un arazzo al posto giusto, colorati come si deve per creare l’opera d’arte, ci vuole il Maestro con la M maiuscola.

E i Maestri, a quel tempo, non erano lì a portata di mano: il monogramma BB, tessuto sulla cimosa blu rivoltata e inchiodata sotto le cornici, sta per Bruxelles Brabante. Se poi gli arazzi erano intessuti avendo come base dei cartoni preparatori usciti della bottega di Raffaello, allora c’è da farsi cogliere dalla sindrome di Stendhal, perdere i sensi dall’emozione, svenire lunghi distesi nell’appartamento degli Arazzi, a palazzo Ducale, dove il 23 ottobre alle 18 sarà inaugurata la mostra curata da Emanuela Daffra Raffaello trama e ordito che resterà aperta al pubblico dal 24 ottobre al 7 febbraio, con un nuovo apparato di illuminazione permanente e rispettoso delle opere.

Si tratta del ciclo con le Storie dei santi Pietro e Paolo, conservato nel nostro Ducale. Dei cartoni, enormi fogli, cominciamo col dire che se erano di Raffaello e bottega, papa Leone X ne andava matto: in parte conservati oggi al Victoria & Albert Museum, a Londra, servirono a realizzare gli arazzi destinati a ornare le pareti della Cappella Sistina in Vaticano.

Certo i Gonzaga non volevano essere da meno del sommo pontefice. Così - se vuoi copiando dal papa - se ne fecero fare nove, uno più bello dell’altro. La serie, tessuta da Jan van Tieghem, Nicolas Leyniers e dal Maestro della Marca geometrica, fu acquistata dal cardinale Ercole Gonzaga intorno al 1550 per essere destinata al duomo di Mantova e, dopo la sua morte nel 1563, alla basilica di Santa Barbara. La loro storia è lunga. Con l’ingresso di Mantova nel Regno d’Italia nel 1866, gli austriaci trasferirono l’intero ciclo a Vienna e lo esposero a Schönbrunn, dove i tessuti rimasero fino al 1919 quando, col trattato di pace della prima guerra mondiale, gli sconfitti austriaci ce li restituirono.

L’età degli arazzi si fa sentire, così in luglio è partito un intervento conservativo: durante la mostra il pubblico potrà assistere dal vivo ai lavori del “cantiere di restauro aperto” allestito nella sala dello Specchio. Sono anche previste attività didattiche e laboratoriali dedicate alle famiglie e alle scuole. Il restauro, affidato alla ditta di Tiziana Benzi di Piacenza, 150mila euro lo stanziamento, è realizzato con contributi del Comitato nazionale per la celebrazione dei 500 anni dalla morte di Raffaello (Ministero beni culturali) e il supporto di Fondazione Bam. Ulteriori approfondimenti saranno offerti da conferenze, tenute da alcuni dei principali studiosi di Raffaello.

In Ducale, nella cosiddetta cappellina, sarà esposta la lettera databile 1519, conservata nell’Archivio di Stato di Mantova, scritta da Baldassarre Castiglione e indirizzata da Raffaello a papa Leone X: un eccezionale documento che permette di riflettere sulla genesi del concetto di tutela del patrimonio storico e artistico, giunto fino all’articolo 9 della Costituzione italiana.

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