Diverso ma sostenibile: il Festivaletteratura di Mantova promuove la formula con radio e streaming

Gli eventi dal vivo hanno registrato 20mila presenze e quelli in online 30mila, all’ascolto 10mila persone

MANTOVA. Mercoledì scorso al pianoterra della Teresiana il comitato e la segreteria del Festivaletteratura si sono riuniti per fare un primo bilancio dell’edizione appena trascorsa (dal 9 al 13 settembre), la 24esima e la prima (speriamo l’ultima) in epoca di coronavirus.

Una riunione di routine, come succede ogni anno a festival concluso, che avviene dopo che il comitato e la segreteria hanno fatto il punto della situazione con i volontari, i responsabili della biglietteria, della logistica, degli infopoint, per capire com’è andato il festival, cosa ha funzionato e cosa ha registrato criticità, per migliorare la prossima edizione, la 25esima, che sarà dall’8 al 12 settembre 2021. Una riunione programmata senza particolari cose eclatanti da segnalare, se non fosse per il fatto di per sé eclatante che il festival di quest’anno si è svolto in un momento del tutto straordinario, inimmaginabile, in un’emergenza che tutto pervade, dentro e fuori ogni manifestazione culturale, come hanno sottolineato sia la presidente del comitato, Laura Baccaglioni, sia Alessandro Della Casa e Ton Vilalta della segreteria.


Il festival, pur mantenendo intatta la sua fisionomia, è stato infatti reinventato. Ridotti gli spazi, è stato ripensato e organizzato “a quattro piste”, attraverso la proposta di eventi dal vivo (che hanno registrato 20mila presenze, di cui la metà provenienti da fuori provincia e dall’estero) e in streaming (30mila visualizzazioni), l'apertura della Radio del Festival (con 10mila ascoltatori), la pubblicazione di un Almanacco (a oggi circa 1.500 copie vendute nelle librerie) e la creazione di contenuti speciali per il web: quattro “spazi” di incontro e partecipazione, autonomi ma interconnessi.

Il tutto nell’attesa di un ritorno alla normalità, che ancora sembra lontano. In questo annus horribilis, non ancora concluso, il virus ha finito per condizionare le modalità di svolgimento degli eventi, ma nello stesso tempo ha insegnato qualcosa, che varrà per il futuro. Un futuro ancora incerto, come ogni futuro, ma incertissimo di questi tempi.

Le novità del 2020 sono state sia a distanza che ravvicinate, concretamente e virtualmente. Se la distanza è stata evidente con la radio, le dirette streaming hanno invece fatto sentire l’autore come fosse presente: è il caso, uno per tutti, della “intervista impossibile” a Paul Auster e, ancor di più, dell’evento conclusivo con lo scrittore israeliano David Grossman, che avrebbe voluto essere a Mantova in piazza Castello, senonché la Stella di Davide gli ha chiuso i confini in patria.

Ci sono comunque stati tanti eventi in presenza vera, sia pure non contigua. La terrazza da cui in piazza Santa Barbara i “profeti” - tra cui l’immunologa Antonella Viola e il climatologo Luca Mercalli - hanno lanciato le loro profezie, ha dato il segno della distanza, sebbene solo materiale, tra gli autori là in alto, anche se poi sono scesi tra pubblico che ha seguito i loro discorsi stando dabbasso.

Un’esperienza positiva, da ripetere, è stata “Piazza balcone”, con il coinvolgimento dei comitati di quartiere: un diverso rapporto tra i cittadini, la cultura e la città. Non di solo pane vive l’uomo. Ma anche di quello. Il Festivaletteratura è fatto anche di minime cose sostanziali: il Covid non ha reso possibile la mensa di via Frattini, ma si è rimediato sostituendola con cestini, con il risotto in piazza; una supplenza bene accettata nello spirito della difficile situazione. Di necessità virtù, come sempre è, e probabilmente dovrà essere.




 

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