“Li mortacci” è online: il Covid sposta in rete i tributi ai musicisti morti

Eddie Van Halen con David Lee Roth

Il Red House, storico locale di Sustinente della musica dal vivo, annuncia la soluzione di emergenza

SUSTINENTE. Il Covid continua a trasformare il modo di fruire e ascoltare la musica in questo funesto 2020. Ai musicisti e, soprattutto, ai promotori di eventi musicali non resta - citando il Manzoni - “che far torto e subirlo” e cioè rinunciare o trovare via alternative che, spesso, sono veri e propri ripieghi.


Il sogno di Steve Jobs diventa realtà e il The Game di Baricco acquista corpo: tutto passerà per la rete, dall’economia all’intrattenimento. Ben oltre, dunque, in famigerati 15 minuti di successo. Qui tutto diventerà digitale, come sognava il genio di Palo Alto, e anche l’undicesima edizione del festival “Li mortacci”, manifestazione ideata da mister Rocco Paviglianiti del Red House di Sustinente, avrà luogo sul web, via social.


«Già in estate mi era chiaro che non sarebbe stato possibile fare diversamente - racconta l’ideatore, Fabio Pezzetti - perché solo il numero di musicisti (circa sessanta) che solitamente partecipano a questo evento non mi permetteva di garantire il distanziamento. A tutto questo si sono aggiunte le norme di pochi giorni fa e, non ultimo, la chiusura alle diciotto. Insomma, diversamente non si poteva fare. Ci avevo pensato, con l’idea di realizzare l’evento a porte chiuse per poi trasmetterlo via web».

Alla fine, però, ha vinto la soluzione che mescola web e social, formula che nella prima fase di lockdown ha premiato molte situazioni musicali.

«Il festival solitamente si svolgeva fra il 1 e il 2 novembre, o comunque il fine settimana a ridosso della festa dei morti. Per dieci edizioni è stata così, con una line up di tutto rispetto. Ci sono state situazioni musicali di varia natura e di vario genere, dal jazz al blues, passando per il rock e per la musica indipendente e d'autore. Sarà così anche quest'anno. Ho sempre dato spazio, creando mini show a partire dalle diciannove e in un'ora si esibivano tre-quattro gruppi, e così fino a mezzanotte. La notte, però, proseguiva con musicisti locali, amici e non solo che, fin nel cuore della notte, si esibivano sul palco del Red House».

Il festival “Li mortacci”, dunque, diventa un appuntamento riconosciuto e conosciuto, un momento di jam e anche di collaborazioni nate proprio in questa occasione e poi proseguite negli anni.

«Quest’anno non resta che far di necessita virtù e così domani, dal tardo pomeriggio fino a notte fonda, trasmetterò principalmente sulle pagine Facebook “Red House Jam”, “Rocco Paviglianiti” e sull'evento “Li mortacci Covid Edition” - ma anche i vari musicisti verranno taggati e, dunque, coinvolti nel meccanismo di diffusione del festival via web - video dei gruppi, o dei musicisti, che hanno aderito e mi sono arrivati i questi giorni. Ho costruito la cosa con un leggero ritardo ma credo proprio che venti gruppi ci saranno e avremo così un bel programma per tenerci compagnia, fino a notte fonda». Per quanto riguarda la copertina dell’evento l’idea è chiara.

«Vorrei dedicare questa edizione a Edward “Eddy” Lodewijk van Halen, chitarrista meraviglioso, che non è fra i miei preferiti, ma di cui riconosco l'importanza nella storia della musica. Oltre a lui voglio che questo festival sia dedicato a Peter Green e a Little Richard, musicisti, chitarristi che fanno parte del mio gusto musicale. Insomma, cercheremo di ricordarli e di far capire quanto siano stati importanti nel mondo della musica». Per qualcuno non sarà la stesa cosa, certo, ma il Red House si fa custode di una tradizione importante, quella della musica dal vivo, che molti, troppi locali della provincia hanno abbandonato a vantaggio di soluzioni meno impegnative dal punto di vista organizzativo. E quindi: lunga vita. —

Luca Cremonesi

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