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Mantova, viaggio alle radici della qabbalah:dai primi “Zohar” al libro dell’alchimia

Il Fondo ebraico nella camera blindata della Teresiana. Una parte del patrimonio è finito a Budapest nel 1895

GILBERTO SCUDERI
2 minuti di lettura

MANTOVA. Se in Teresiana entri nella camera blindata che custodisce i tesori della biblioteca, ti trovi al cospetto di librerie e scaffali con sopra una montagna di carta, manoscritta e stampata: libri antichi, in prevalenza. Senti il loro odore, che non sai definire, tanto è particolare, e nemmeno sai se sia quello originale, arrivato al nostro olfatto da un tempo remoto, o se qualche disinfestazione da parassiti e insetti, muffe o fioriture lo abbia più o meno recentemente trasformato.

Anche la climatizzazione della camera, il giusto grado di temperatura, umidità eccetera, contribuisce alla nostra incertezza, ma non a quella della carta la quale gode del comfort, magari dopo secoli di vita dura, grondante di sudore d’estate, afflitta da reumatismi in autunno e inverno, con qualche tiepido risveglio in primavera.

Accanto a codici miniati, incunaboli, cinquecentine e così via, occupano un buon numero di metri cubi i libri della biblioteca della Comunità ebraica, con quella calligrafia e quei caratteri che si leggono da destra a sinistra, che solo in pochi capiscono e leggono. Senza contare che questi libri si aprono non dalla prima pagina (dalla prima carta) ma dall’ultima, quella che per noi è l’ultima ma per loro è la prima. Ma al di là di queste differenze, è sufficiente sentire due titoli per aprire il nostro animo alla curiosità. La carta racconta di permutazione e di splendore. Il “Sefer ha-tzeruf” (Libro della permutazione, delle lettere dell’alfabeto, l’alchimia per tramutare i metalli vili in oro) è un manoscritto del XVI-XVII secolo, mentre il “Sefer ha-Zohar” (Libro dello splendore) è fondamento della qabbalah sefardita in tre volumi stampati a Mantova tra il 1558 e il 1560.

Lo “Zohar” - qui presente in 21 esemplari e rarissimo altrove - è stato stampato da Ya’aqov ben Naftali da Gazzuolo e Me’ir ben Efrayim da Padova. La libreria “israelitica” è stata depositata in Teresiana nel gennaio 1932, dopo la convenzione del dicembre 1930 tra la Comunità ebraica di Mantova, il ministero dell’Educazione nazionale e il Comune di Mantova. Dalla carta al web: il sito della Teresiana dà tutte le informazioni. Dal Quattrocento all’Ottocento Mantova fu un centro molto importante nella storia della cultura ebraica e durante il Cinquecento e la prima metà del Seicento numerosi rabbini e studiosi diedero vita a collezioni di manoscritti e stampati. Il fondo comprende 163 manoscritti (due di proprietà della Teresiana) databili tra il Trecento e il Settecento, e 1549 volumi a stampa tra cui bibbie rabbiniche, grammatiche, dizionari, testi filosofici e di letteratura giuridica. Molte edizioni sono uscite dalle stamperie ebraiche di Mantova e Sabbioneta. Difficile è ricostruire con esattezza la storia della biblioteca della comunità ebraica mantovana.

Già del suo nucleo iniziale - che ebbe origine nel maggio 1767, quando la comunità acquistò dei volumi da Rafa’el Menahem Mendola - si ignora la quantità. Così come ignoto è il numero dei volumi e dei manoscritti ceduti nel 1895 dal rabbino capo di Mantova, Marco Mortara, a David Kaufmann. La collezione Kaufmann, conservata a Budapest all’Accademia ungherese delle scienze, è composta da 600 manoscritti ebraici e da oltre 1000 vecchi libri e stampe, saggi accademici e frammenti di manoscritti che appartennero - oltre che a Gabriele Trieste, presidente della Camera di commercio di Padova - soprattutto a Mortara. Kaufmann poté acquistare tutto questo materiale grazie alla dote della moglie. Fu poi la suocera di Kaufmann, seguendo il volere della figlia, che donò l’intera collezione all’Accademia delle scienze di Budapest.

È molto probabile che questi volumi - a eccezione forse di quelli della libreria privata di Mortara - appartenessero alla libreria della comunità. Se così fosse, i cataloghi della collezione conservata a Budapest (consultabili online) potrebbero essere uno strumento per ricostruire la consistenza dell’intero fondo ebraico mantovano. Se la carta fu indispensabile per stampare i libri, oggi la digitalizzazione consente di leggerli a video, comodamente. Anche i cataloghi cartacei appartengono al passato. Quelli online sono versatili, per correggere errori, aggiungere e togliere in pochi minuti.

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