Da isola del Paiolo a città diffusa. La storia di Mantova vista dall’urbanista

Un team di studiosi indaga sulle trasformazioni in 150 anni. La ricerca diventa un libro curato da Camerlenghi e Caprini

MANTOVA. Nel 1866 Mantova cessò di far parte dell’impero del kaiser Francesco Giuseppe, e dall’Austria passò al regno d’Italia di Vittorio Emanuele di Savoia. Da quell’anno fino al 2016, in un secolo e mezzo, come si è trasformata la città? Trasformazione intesa dal punto di vista urbanistico, architettonico, politico e sociale, oltre che fisico, della geografia urbana. La riflessione sviluppata da un gruppo di studiosi nel libro “Mantova 1866-2016. Una storia urbana dall’Unità a oggi” fornisce una serie di risposte, documentate anche con mappe, planimetrie e immagini fotografiche, in parte inedite.

È la prima tappa di un lungo giro ancora in gran parte da correre. È l’aratura, la semina e la mietitura di un campo che può e deve essere dissodato altre volte e seminato per poi ottenere nuovi raccolti e ampliare la conoscenza. Il volume - curato da Eugenio Camerlenghi e Francesco Caprini, edito dall’Accademia Nazionale Virgiliana, 464 pagine illustrate stampate da Publi Paolini - non è quindi un punto d’arrivo ma di ripartenza per nuove ricerche su un vasto argomento che ha come protagonista la nostra città, in cui la storia confina (e sconfina) con la cronaca.


Il lavoro si configura come un work in progress con cui si cerca di capire quanto sia ancora leggibile, nel centro storico dentro le mura, e poi fuori, il filo che collega il passato ai nostri giorni. È un tema di estrema complessità, affrontato non in forma paludata e accademica (autoreferenziale, come spesso accadeva negli atenei in anni trascorsi) ma con uno stile aperto, di modo che, se gli autori sono undici, il dodicesimo è il lettore. L’evoluzione della nostra città e del territorio viene così raccontata attraverso approfondimenti di particolare rilevanza e significato sulle trasformazioni della città storica, la regolamentazione delle acque, lo sviluppo delle reti infrastrutturali, l’espansione dei quartieri residenziali periferici e della zona industriale.

Sintetizzando, la madre di tutte le domande cui il libro cerca di rispondere è se il senso della città storica esiste ancora o se lo abbiamo perduto. In un turbolento divenire si giunge fatalmente al presente, per cui un’attenzione inderogabile è riservata alle questioni contemporanee. Partendo dalla città fortezza quando Mantova era un’isola, dopo l’interramento del lago Paiolo si giunge all’odierno assetto urbano di una penisola che con i nuovi quartieri è diventata «città diffusa». In questo percorso nel tempo e nello spazio, gli autori «hanno guardato alla città da diverse angolazioni e da diversi punti, ed hanno condiviso i loro elaborati, confrontando poi le loro opinioni nel corso di diversi incontri di verifica e approfondimento» scrive Marzio Achille Romani nel saggio introduttivo.

Il lavoro del gruppo di studiosi, concluso con la pubblicazione del libro ma aperto a future iniziative, nel passaggio dal 1866 al 2016 come potrebbe essere esemplificato? Certamente, in quanto a trasformazioni, non è cosa indifferente pensare che dove oggi c’è il Centro Baratta (in quel tratto di corso Garibaldi che un tempo si chiamava contrada di Santa Caterina) c’era la chiesa di Sant’Antonio (del secolo XIV, dal 1782 magazzino del Genio militare austriaco) e dal 1872 il Macello comunale. Sembra incredibile che Palazzo Te, nell’isola del Te circondata dall’acqua, fino ai primi anni del Novecento non appartenesse a Mantova ma al Comune di Virgilio (oggi Borgo Virgilio). Per lo stesso motivo, fuori le mura, Cittadella era nel Comune di Porto Mantovano.

Un esempio di trasformazione radicale: negli anni Cinquanta del secolo scorso corso della Libertà ha coperto il Rio, che ora scorre sotto l’asfalto dove gli autobus dell’Apam vanno e vengono. Per non dire del ghetto ebraico di cui non è rimasto quasi niente. Sebbene in tante altre parti la città è rimasta intatta, come era una volta. In centocinquant’anni la popolazione di Mantova è raddoppiata. Nel 1866 era tutta concentrata dentro le mura della città, mentre oggi la maggior parte dei mantovani abita fuori dal perimetro che un tempo era delle mura. Gli autori del libro - oltre ai citati Camerlenghi, Caprini e Romani - sono Alberto Grandi, Giancarlo Leoni, Carlo Togliani, Secondo Sabbioni, Claudia Bonora Previdi, Giovanni Iacometti, Dino Nicolini e Annamaria Mortari. Prima dello scorrere dei testi, la presentazione è di Roberto Navarrini, presidente dell’Accademia Virgiliana. —


 

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