L’avventura del mantovano Sometti dalla linotipia a oggi

Il via nel 1973 in via Fernelli, la svolta nel ’97 con l’Editoriale. Ecco come nascono volumi e collane di autori e artisti locali

MANTOVA. Abolito il piombo, reminiscenza di un passato non lontano, oggi la composizione dei libri si fa al computer. Ma adesso come nel tempo che fu, per la stampa serve la carta. Niente carta, niente libro. Oppure solo ebook. Quando è nata la linotipia Sometti, nel 1973 a Mantova in via Fernelli, nessuno immaginava cosa potesse essere un ebook. Non c’era la parola. Forse era nei sogni di qualche visionario della Silicon Valley, California, ma nella Mincio Valley si andava a carta e a piombo con le linotype. La fotocomposizione arrivò nei primi anni Ottanta, così Valerio Sometti e la moglie Alida cominciarono a impaginare libri per altri editori.

Poi l’attività si trasferì in vicolo Madonna e nel 1985 si spostò di qualche metro stabilendosi dov’è tuttora, in piazza Canossa 4B. Poi la svolta, nel 1997 con la creazione del marchio editoriale e l’ingresso in ditta del figlio Nicola. Da quel momento furono libri, collane, autori e intellettuali, studiosi locali e artisti che entravano e uscivano dalla sede della casa editrice. Tanta gente, e tanta carta.


I fondatori, Valerio e Alida, oggi sono in pensione. Ma la loro esperienza resta fondamentale per l’Editoriale Sometti, così come l’aiuto della figlia Martina, legale di professione ma collaboratrice per la gestione contabile. Nicola Sometti come si è fatto le ossa? «Decisivo - dice - è stato all’Itas Mantegna l’incontro con Bruno Barozzi, insegnante di lettere e studioso di filologia dialettale (l’anno scorso ha curato insieme a Piervittorio Rossi la ristampa anastatica del “Vocabolario mantovano-italiano” di Ferdinando Arrivabene, della fine dell’Ottocento) che oltre alla passione per i libri mi ha trasmesso la dignità e la ricchezza del dialetto in una città che, come altre, va perdendo la sua lingua identitaria». Insomma, Nicola è immerso nella tradizione, che nel campo dell’editoria significa carta: «Anzitutto va scelta con cura per dare un’identità precisa al libro che si vuole pubblicare» dice.

Infatti «una buona carta può influenzare il giudizio del lettore, che è molto più esteta di quanto si possa immaginare». Approfondiamo. «Il dualismo più classico - prosegue - è tra carte usomano e patinate: le prime sono indicate per narrativa e saggistica, quindi per libri destinati essenzialmente alla lettura; le seconde vengono scelte per libri illustrati e cataloghi, in cui la resa delle immagini può avere un ruolo preminente rispetto al testo. Questa è stata per molto tempo una regola aurea e lo è ancora, tuttavia anche in questo settore la tecnologia ha fatto passi da gigante: da qualche anno l’industria cartaria ha iniziato a produrre carte usomano, porose ma di alta qualità, che permettono di stravolgere questa consuetudine. Così come esistono carte patinate compatte ma leggere, ibride e piacevoli al tatto…».

Si apre un mondo, di carta. Di fatto la scelta è vastissima, ormai si trovano grammature e spessori di ogni tipo, tinte, sfumature, gradazioni e finiture per usi specifici.

«Nel nostro mestiere non vanno tuttavia dimenticate le lezioni del passato: a volte capita di trovare lampi d’innovazione in una rivista illustrata di inizio Novecento o nelle sperimentazioni degli anni Sessanta» ribadisce Nicola. Tutte gioie e niente dolori? «Tanta carta significa anche dovere avere tanto spazio a disposizione. La gestione del magazzino è un problema noto a tutti gli editori. Può capitare di mandare al macero libri datati e fermi da anni. Però oggi la tecnologia permette di programmare tirature limitate e ad hoc per risparmiare la carta in eccesso e ottimizzare gli spazi».

L’Editoriale Sometti pubblica anche ebook? «La scelta per i lettori digitali si è arricchita col tempo, ma va detto che il suo valore di mercato è rimasto modesto, non paragonabile al libro di carta. L’esperienza con l’ebook è iniziata per noi nel 2015 con la versione digitale di “Senza limite alcuno”, il libro di Marco Sguaitzer che fino a oggi possiamo forse considerare il nostro maggiore successo. Non solo sotto il profilo commerciale, ma per tutto ciò che ha significato, per la condivisione di una storia personale e per i valori che è riuscita a trasmettere» dice Nicola Sometti. Il sorriso di Sguaitzer, ex calciatore del Mantova, si è spento nel 2019 dopo una lunga e coraggiosa lotta contro la Sla.
 

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