Mantova, un prezioso disegno del Bertani donato al museo di palazzo Ducale

Arricchirà le collezioni. Il benefattore è un mantovano che vuole restare anonimo Il foglio era preparatorio per la decorazione della sala di Bacco della Rustica 

MANTOVA. La fortuna aiuta gli audaci, e anche i generosi. Il disegno, ricomparso in asta quest’anno, è molto prezioso. Inedito, mai esposto in alcuna mostra, è della prima metà degli anni ’60 del Cinquecento e l’autore è il pittore, scultore e architetto mantovano Giovan Battista Bertani. Il benefattore, che ha donato l’opera al palazzo Ducale, desidera rimanere anonimo. Rispettosi, siamo solo riusciti a sapere che è mantovano, e munifico tanto che la sua donazione è avvenuta senza difficoltà.

Qualche perplessità rispetto al regalo (in anticipo su Santa Lucia) veniva dalla moglie, che poi ha partecipato alla encomiabile elargizione. Si tratta del disegno preparatorio per la decorazione della sala di Bacco, al piano nobile dell’appartamento della Rustica: da piazza Paccagnini (già Paradiso) si entra nel giardino dei Semplici (erbe medicinali e aromatiche) e da lì si accede alla palazzina, edificata intorno al 1538-1540 su progetto di Giulio Romano.

Bertani era uno dei suoi giovani allievi. La sala di Baccorimanda alla mitologia greca, età felice dove non mancavano prelibati vini con cui farsi passare la malinconia, che comunque non esisteva perché si stava sempre allegri e beati. Nella sala - in alto, sul muro all’angolo sudest - spuntano delle gambe da ciò che resta dell’affresco. Nel disegno di Bertani, invece, si vede tutto molto bene, nitido, per cui possiamo immaginare la decorazione completa o quasi. Le collezioni del Ducale - dello Stato, cioè nostre, di tutti - si sono arricchite. Grazie al generoso donatore e a sua moglie, i cittadini italiani e di Mantova in particolare sono più ricchi, senz’altro di cultura e di arte. Non è poco.

Per chi ama la bellezza, di questi tempi è un conforto. Non ci resta che attendere tempi migliori per ammirare l’opera dal vero. Per ora possiamo vederla sulla Gazzetta, con la raffigurazione di un satiro che trascina l’asino di Sileno: «La strana sagoma del foglio - dice il direttore del Ducale, Stefano L’Occaso - permette di collocare idealmente l’esecuzione pittorica in uno degli spicchi agli angoli della camera di Bacco: la sagoma leggermente curva del margine sinistro coincide con l’imposta della volta. Gli altri disegni legati agli angoli della medesima stanza hanno infatti identiche forme».

Nel 1549, tre anni dopo la morte di Giulio Romano, Bertani divenne prefetto delle fabbriche gonzaghesche e fino alla morte avvenuta nel 1576 progettò architetture e decorazioni esattamente come il suo maestro aveva fatto prima di lui. Erede della carica di prefetto (oggi potremmo dire sovrintendente), Bertani raccolse anche il metodo compositivo e creativo di Giulio, oltre a un forte legame da un punto di vista stilistico e formale. Il programma di decorazioni della sala fu definito a partire dagli anni ’60 del Cinquecento e per tutto il decennio coinvolse un’équipe di pittori, stuccatori e artigiani, diretta da Bertani.

L’Occaso, racconta le vicende del disegno, in un primo tempo ascritto al pittore cremonese Giulio Campi a un’asta Sotheby’s, a Londra nel 2000. Senonché nel 2007, a seguito di alcune ricerche e di un attento studio, L’Occaso lo attribuì a Bertani e lo identificò come preparatorio per la camera di Bacco nell’appartamento della Rustica. «Si tratta - dice il direttore - di un disegno che fa serie con altri fogli ricondotti, assieme al caro amico Renato Berzaghi, proprio al Bertani».

Nel volume, di prossima pubblicazione, degli atti del convegno su Giulio Romano tenutosi l’anno scorso in collaborazione con l’Accademia di San Luca di Roma, ci sarà un riepilogo delle invenzioni grafiche di Bertani per la Rustica nel contributo della storica dell’arte Luisa Berretti, che accoglie l’identificazione del disegno in relazione alla camera di Bacco. «A conferma della proposta attributiva, il foglio è stato incluso nella checklist dei disegni di Bertani pubblicata da Berzaghi nel 2011, ma - prosegue L’Occaso - nel successivo passaggio in asta (da Christie’s, quest’anno a Londra) il disegno è stato ancora schedato come “Circle of Giulio Campi”, ignorando la precedente bibliografia».

L’Occaso mette infine in relazione il foglio donato a Palazzo Ducale con otto disegni, di cui fornisce i numeri di inventario e referenze, che si trovano agli Uffizi di Firenze, al Louvre, al castello di Windsor, ai Musées Royaux des Beaux-Arts de Belgique di Bruxelles, alla Staatliche Graphische Sammlung di Monaco di Baviera e in una collezione privata. 

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