Mantova, la perfezione secondo Corraini: a ogni libro serve la sua carta

La casa editrice è nata come galleria d’arte nel 1973. «Se non è fatto con amore, si ribella e viene fuori male»

MANTOVA. Per Maurizio Corraini «Mantova è una terra di editori». Non sappiamo se mentre lo dice pensa agli stampatori di incunaboli del Quattrocento (a un protoeditore come Pietro Adamo de Micheli) o agli Osanna del Cinque e del Seicento. O all’incantabiss Arnoldo Mondadori da Poggio Rusco con tipografia a Ostiglia ai primi del Novecento, poi impero editoriale. Oppure, parlando di carta e stampa, se pensa alla rivista futurista “Bleu” edita a Mantova nel 1920-1921. Fatto sta che Corraini, conosciuto ovunque per le edizioni a regola d'arte, perfette, non lavora «sulla nostalgia, ma sulla ricerca e sulla qualità», dice. L’odierna casa editrice è nata come galleria d’arte nel 1973 in via Oberdan, e da allora l’attrazione nei confronti della carta è proseguita. Da via Oberdan si trasferì nel 1992 in via Madonna della Vittoria e nel 2004 in via Nievo. Editore dagli anni ’80, oggi con oltre venti collaboratori, Corraini ha sempre pubblicato i cataloghi delle mostre che la sua galleria ha ospitato e ospita.

«Il racconto per immagini non è meno importante di quello per parole», dice Marzia Corraini. I progetti «nascono sulla carta e per la carta», ribadisce. Ogni libro vuole la sua carta, sua e solo sua, quella giusta. Giusta per quel libro, e sbagliata per quell’altro. Di sbagliare carta non è mai capitato. Ugualmente, ogni libro deve avere il corpo giusto, il carattere di stampa, il font. In uno scambio di battute con Maurizio, salta fuori la “Lettera alla figlia del tipografo”, libricino di Leo Longanesi che parla proprio di quello che abbiamo detto: testo del 1957 ancora oggi una guida, o una protoguida per chi vuole fare libri.


Gli spunti di Marzia e di Maurizio si amalgamano: non sappiamo più quali siano di lei e quali di lui: «L’oggetto-libro ha nella carta la sua componente fisica più importante», questa frase la attribuiamo a entrambi. Anche questa: «Cerchiamo il miglior connubio tra carta e progetto (da cui nascerà il libro) e seguiamo la carta da vicino». Non bisogna mai abbandonarla, ne risentirebbe, diventerebbe triste, la carta. Seguirla significa averne cura, amarla, perché se il libro non è fatto con amore, si ribella e viene fuori male. L’amore per il libro e per la carta è un obbligo morale e materiale dei Corraini; vorremmo dire un dogma, ma ci accontentiamo di dire che è un comandamento, il primo. Ogni libro Corraini è un capolavoro, grande o piccolo, che coinvolge tutti i sensi. La vista: basta guardare la bellezza dei volumi pubblicati, nessuno escluso. Il tatto: è sufficiente accarezzarne la carta. L’odorato: sentirne la fragranza. Per il gusto c’è il libro di Valentina Raffaelli e Luca Boscardin in italiano e inglese “Scarti d’Italia/Italian Scraps”: un’avventura culinaria, dove non si butta via niente, da Nord a Sud. Per l’udito vale il libro sonoro di Bruno Munari “I prelibri”, fatto di legno (battendolo suona), carta, plastica, panno, spugna, caldo, freddo, liscio, morbido, ruvido (oltre all’udito coinvolge anche il tatto). Per la collana per bambini è fondamentale la carta: libri di Munari, Enzo Mari, Fausto Gilberti, la coreana Suzy Lee.

Numerose sono le coedizioni di Corraini all’estero: Cina, Usa, Giappone, Francia, Corea, Olanda.

Corraini Edizioni gestisce direttamente cinque librerie, spazi legati alla vendita del proprio catalogo e di proposte editoriali selezionate. Il bookshop della Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, a Torino, si chiama “Corraini Lingotto”. Il bookshop del Piccolo Teatro, a Milano, è “Corraini in Piccolo”. Quello del Museo d'Arte Moderna di Bologna si chiama “corrainiMAMbo”. A Milano la Libreria 121+ propone workshops per bambini e per adulti, incontri e letture. A Mantova in via Nievo c’è la Galleria Corraini. «Tutte le librerie hanno un progetto, ognuna è diversa dall’altra ma con la carta elemento comune», dice Marzia.

In quarant’anni di attività, quanti libri ha pubblicato Corraini? Maurizio e Marzia non hanno tenuto il conto, ma dovrebbero essere circa 1.300, molti non sono più in catalogo. Inoltre c’è “Inventario”, ideato e diretto da Beppe Finessi, che non è una rivista né un libro, ma un progetto editoriale - sta uscendo il numero 15 - che getta uno sguardo libero e illuminato su design, architettura e arte.




 

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