Quella gita di Goethe a Mantova: «Abbiamo trascorso bei giorni»

Una testimonianza del viaggio nella lettera del 31 maggio 1790 a un amico. La scoperta è frutto delle ricerche di Giuseppe Schivardi su Regina Strinasacchi

MANTOVA. Johann Wolfgang Goethe, in una lettera spedita da Verona all’amico Carl Ludwig von Knebel, il 31 maggio 1790 scrive: «A Mantova abbiamo trascorso due bei giorni». In una lettera precedente, del 28 maggio, appena arrivato in città Goethe rende partecipi il filosofo Johann Gottfried Herder e sua moglie Caroline: «Abbiamo finora vissuto molto felicemente. Venezia, Padova, Vicenza, Verona e Mantova sono state visitate e studiate». La notizia di Goethe in visita a Mantova è frutto delle ricerche che Giuseppe Schivardi ha versato nel libro “Regina Strinasacchi, violinista nel Settecento europeo” (Scripta Edizioni, 400 pagine) di cui è autore insieme a Gisa Steguweit e Maria Rita Bruschi.

Per Regina Strinasacchi, nata a Ostiglia nel 1761, Mozart compose la sonata per violino e pianoforte in si bemolle maggiore K 454, che eseguirono insieme a Vienna al Theater am Kärntnertor, alla presenza dell’imperatore Giuseppe II d’Asburgo-Lorena nell’aprile del 1784. Un anno dopo, nella chiesa di San Lorenzo a Ostiglia, Regina sposò il violoncellista tedesco Johann Conrad Schlick, stabilendosi poi con lui a Gotha. Dopo la morte del marito, nel 1825, si trasferì a Dresda dove morì nel 1839. Questo e molto altro è nel libro, comprese le amicizie di Regina, tra cui quella di Goethe. Nel suo primo viaggio in Italia (il più conosciuto, del 1786-1788) Goethe visitò Verona, Vicenza, Padova, Venezia, scendendo poi a Roma, Napoli e giù fino in Sicilia, senza toccare Mantova.


Nel 1740, nove anni prima che Johann Wolfgang nascesse, a Mantova c’era stato suo padre, Johann Caspar Goethe, giurista e scrittore: morì nel 1782 e forse di questo soggiorno mantovano aveva parlato al figlio. Fatto sta che il 28 maggio 1790 Johann Wolfgang Goethe arrivò a Mantova insieme a una comitiva di cui facevano parte Anna Amalia, duchessa-vedova di Sassonia-Weimar libera da impegni di governo, Louise von Göchhausen, prima dama di corte della duchessa, Friedrich Hildebrand von Einsiedel, avvocato e scrittore amico di Goethe (e ciambellano della duchessa) e il giovane pittore Friedrich Bury. Presero alloggio all’Albergo Reale, inaugurato cinque anni prima (elegante edificio oggi condominio al numero 13 di via Cavour, angolo vicolo Albergo) le cui camere erano disposte lungo una balconata intorno al grande cortile quadrato che ancora possiamo ammirare.

Subito a conoscere la città, la prima visita fu al Duomo e la seconda a palazzo Te: «Si trova in una bellissima zona, circondato da viali di pioppi», scrive Louise, che entrando nel palazzo ammira insieme a Goethe e agli altri i cicli pittorici di Giulio Romano. Usciti, fanno due passi ed entrano nella chiesa di San Marco (era di fronte a palazzo Te, nei pressi di porta Pusterla, fu demolita dai francesi alle fine del Settecento) dove volgono l’attenzione ad affreschi che Louise presume essere «di Giulio Romano o della sua scuola».

A conclusione della giornata, la dama annota: «Una piccola passeggiata in città e poi abbiamo mangiato il gelato davanti a un caffè». Il giorno seguente, 29 maggio, Louise rimane a fare compagnia alla duchessa (nel pomeriggio vanno a visitare il Ducale e di nuovo il Te), Goethe e Bury girano per i musei (nel castello di San Giorgio e nel palazzo della Favorita) mentre Einsiedel già di buon mattino è montato a cavallo ed è andato a Ostiglia a trovare i genitori di Regina Strinasacchi, come lei gli aveva raccomandato di fare. Per andare a Ostiglia, Einsiedel, oltre il ponte di San Giorgio passa per la “Busazza”, al Büs dal Gat.

A Ostiglia, quando lo vedono, i genitori di Regina sono felicissimi. Il padre, Benedetto, è violista presso la Reale accademia di Mantova (oggi Accademia nazionale virgiliana). Il giorno dopo la comitiva parte per Verona. Ma prima di lasciare Mantova, la duchessa e Louise fanno in tempo a ritornare al museo del Castello e a visitare le chiese di San Filippo Neri (bombardata del 1944, in piazza dei Filippini, oggi parcheggio auto) e di Santa Maria della Vittoria, dove ammirano la Pala di Mantegna (del 1496 per celebrare il marchese Francesco II Gonzaga vincitore - la vittoria è discutibile - della battaglia di Fornovo contro il re di Francia Carlo VIII) prima che i francesi la portassero via nel 1797 (la Pala adesso è al Louvre).

«Interessante conoscenza di opere d’arte mantovane», annota Goethe, che commissiona a Bury copie di diversi affreschi di alazzo Te: otto di queste - scrive Giuseppe Schivardi - sono conservate nel Goethe-und Schiller-Archiv al Klassik Stiftung di Weimar.




 

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