L’arte del Correggio che dà splendore a San Benedetto Po

La nuova monografia di Giuseppe Adani punta sull’affresco del Refettorio 

SAN BENEDETTO PO. Chi avrebbe mai immaginato Antonio Allegri, poi detto il Correggio, come un impetuoso globtrotter della pittura italiana nella sua spumeggiante giovinezza? Eppure quel che risalta dalla nuova monografia di Giuseppe Adani ("Correggio. Il genio, le opere") è proprio la quasi frenesia del ragazzo padano, che per appagare il suo slancio irrefrenabile verso l'arte si getta a viaggiare per conoscere. I suoi primi lanci veloci sono a Bologna, Ferrara, e a Venezia. Dopo l' essenziale apprendistato mantovano presso il Mantegna, aiutato dal Conte Nicolò II da Correggio che era collega e regista del grande Leonardo, può incontrare il sommo maestro a Milano e ammirare i suoi dipinti. Di poi, nella prima primavera del 1513 scende a Roma accompagnato da Gregorio Cortese, insigne monaco benedettino e amico diretto di Papa Leone X, e qui può conoscere di persona Raffaello e Michelangelo nel pieno delle loro attività. Nel lungo viaggio di andata e ritorno con l'Abate Cortese inanella le soste a Loreto, a Siena e a Firenze, città attivissime come fucine delle arti. Cosicché il ritorno all'inizio dell'estate avviene con uno straordinario rifornimento figurativo da parte del giovane Correggio e con l'arrivo a San Benedetto in Polirone, perché qui l'Abate protettore ha una suo progetto grandioso.

Il progetto riguarda la parete di fondo del vasto Refettorio dei monaci, dove già si trovava una copia dell'Ultima Cena di Leonardo eseguita da Girolamo Bonsignori, un bravo e modesto pittore domenicano. Gregorio Cortese spiega all'attentissimo Antonio come la grande superficie muraria intorno alla Cena debba far apparire un tempio solenne che rappresenti tutti i secoli dell'attesa del Redentore, promesso da Dio dopo il peccato originale dei progenitori. Ed ecco che avviene una straordinaria elaborazione architettonica che il celebre studioso Cecil Gould dichiarò come la più alta risposta alle definizioni spaziali di Raffaello nelle Stanze vaticane. Il Correggio dispone per la prima volta di una amplissima vastità operativa e qui rivela la sua prontezza davvero mantegnesca per l'affronto geniale di una impaginazione solenne attraverso un’architettura dipinta.


Andare oggi a San Benedetto Po è un'avventura di estrema piacevolezza. Non ci riferiamo soltanto alla visione dell'antico monastero, o della Basilica, o della grazia del paese, e neppure alle solleticanti sorprese di una gastronomia che abbraccia chiunque per sempre, e che obbligherà a tanti sogni per tanti ritorni, ma vogliamo sottolineare l'incontro con lo splendore dell'affresco del Correggio. Che un piccolo centro abbia un così grande tesoro merita certamente un viaggio, ripagato alquanto dal capolavoro e dalla presenza leonardiana della Cena, ora prestata dal Comune di Lendinara, dove le vicende storiche del passato l'hanno portata.

Un augurio a tutti dunque: agli studenti, alle famiglie, ai ricercatori delle bellezze che l'Italia riserva ovunque come delizie interminabili.


 

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