Wainer Mazza, cavaliere menestrello con un “emporio” tra pubblicazioni e testi di canzoni

Cinquant’anni nel campo del folclore e del dialetto, nella sua casa di Motteggiana svela i suoi tesori e mostra i suoi ritratti

MOTTEGGIANA. In direzione sud, dopo il ponte di Borgoforte giriamo a est, a sinistra: dopo un po’ c’è Motteggiana. Dov’è il numero 19 di via Roma? Eccolo. Suoniamo il campanello. Passato il praticello antistante con marmi bianchi di fogge varie, chiediamo: «Con permesso, è in casa il cavaliere della Repubblica?» Risposta: «Accomodatevi». È proprio lui che ci ha aperto e fatto entrare. Per la verità, noi non sapevamo del cavalierato. Carta canta, eccola: certifica che Luciano Wainer Mazza è cavaliere (per meriti culturali), onorificenza rilasciata il presidente Ciampi: firma del cancelliere dell’Ordine e del direttore della Cancelleria, timbro a secco, Roma, 2 giugno 1993.

Ma, oltre a quella che canta, dov’è tutta l’altra carta? Al telefono Wainer aveva detto di averne un emporio. Poi con email ha pure inviato l’elenco dei documenti di carta posseduti: svariati archivi personali, librerie che si sviluppano in casa su e giù per 70 metri lineari, cartoline, segnalibri, litografie, fogli volanti, pianeti della fortuna, cartoni di recupero usati per una mostra sul mondo dei cantastorie, fotografie, locandine, manifesti, diplomi, attestati, benemerenze, disegni, caricature eccetera. Per telefono e con email il cavaliere e menestrello del Po diceva la pura verità. Nato a Villa Saviola nel 1945, ha alle spalle mezzo secolo abbondante di carriera di trovatore e di ininterrotta attività nel campo del folclore e del dialetto.



Vediamo di buttare giù un itinerario tra la carta, sui due piani della casa. Nello studio ci sono targhe e trofei col suo nome inciso... Ok, ma noi vogliamo vedere la carta. «Ecco i miei libri» dice Wainer: i suoi, quelli che ha scritto lui, una decina (di canzoni, di poesie, di tradizioni, di dialetto) più altrettanti in collaborazione con altri. Poi ancora libri, tanti: «Su oltre 100, di vari autori, è documentato il mio nome e cognome» dice orgoglioso. Dopo pochi metri ci troviamo nel saloncino di rappresentanza della famiglia, con due pareti di libri: antologie, raccolte, vocabolari e ricerche del Fogolèr, di cui Wainer, a cavallo tra l’ultimo decennio del Novecento e il primo del secolo corrente, è stato presidente per una dozzina d’anni in due riprese; dei circa 200 soci passati dal cenacolo dialettale è il più anziano come iscrizione, dal 1975. Wainer snocciola titoli su titoli, da “La Bassa in duecento parole” all’agenda “La Rasdora”.

Ci sono i libri dell’editore Nardino Bottazzi di Suzzara «con autori del calibro di Renato Bonaglia e Dino Villani per il contado e Luigi Pescasio per la città di Mantova», dice e continua con autori su autori, editori su editori, come se fossimo non a casa sua ma in biblioteca Teresiana. Pensando di essere a Brera, passiamo alla pinacoteca con una trentina di ritratti del Wainer su carta e cartoncino di varie grammature. Poi, finalmente, ecco l’Archivio Mazza: 27 classificatori con dentro la sua opera omnia, inizialmente scritta a mano, poi con la macchina da scrivere e infine col computer: sono circa 5.000 scritti con 4.000 poesie, 500 testi di canzoni, raccontini, recensioni, articoli per i giornali, lettere e così via. Stiamo per congedarci, quando il padrone di casa ci trascina al secondo piano, in una saletta con libri, cartelle, quadri e collezioni di riviste, andando indietro di venti, trenta e quarant’anni “Quadrante padano” edito dalla Banca agricola mantovana e “La Cervetta” dall’Ente provinciale per il turismo.

Ecco i manifesti e le locandine testimoni di eventi con protagonista Wainer, il quale ci introduce in quello che sua moglie Silvana chiama il bunker, uno studiolo imbottito di fotocopiatrice professionale, taglierine, rilegatrici, pinzatrici, occhiellatrici, punzoni, timbri, computer a grande schermo con due stampanti, pennarelli, biro, matite e carta. Sono qui le carte della Festa in Piaseta, viva dal 1975 ogni 12 dicembre. «Non si farà - dice il cavalier Mazza scuotendo la testa - ma dalle 16 alle 19 nell’Atelier des Arts, in vicolo della Mainolda, distribuiremo due litografie in formato A3 a colori: una è sul rifacimento di piazza Leon Battista Alberti inaugurato lo scorso agosto, l’altra è un collage con i personaggi passati dalla Piaseta durante le feste degli anni passati». La festa riprenderà l’anno prossimo. Attendiamo il vaccino.




 

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