Il mantovano Piacenza e l'arte di creare scenografie con i fiori

Da chierichetto, a Roverbella, li raccoglieva nei campi per rendere la chiesa ancora più bella per Natale e Pasqua «Ho deciso di mettermi in proprio dopo un’esperienza in negozio»: oggi è flower designer e ha clienti in tutta Italia e all’estero 

VOLTA MANTOVANA. Saper ricreare incantevoli scenografie floreali ricche di preziosi dettagli, armonizzandole negli spazi e nei luoghi più disparati: tutto questo è Alessandro Piacenza, “flower designer”, originario di Mantova, classe 1981. «Ho vissuto la mia infanzia a Roverbella, dove già da piccolo coltivavo la passione per i fiori. Facevo il chierichetto nella chiesa del mio paese. Raccoglievo fiori nei campi, lungo le strade ed improvvisavo composizioni floreali per adornare la chiesa, soprattutto durante le ricorrenze di Pasqua e Natale», racconta. Una passione che poi avrebbe preso il volo portandolo a girare il mondo, diventando uno dei più richiesti professionisti nell’universo dei matrimoni. Fintanto che un bel giorno, grazie alla collaborazione con wedding planners di livello internazionale, è entrato nel mondo dello spettacolo, prima con Ligabue, poi con il matrimonio di Cristel Carrisi, figlia di Albano, e con l’evento della Apple organizzato a Firenze, giusto per citare qualche esempio.



Il suo percorso è fatto di piccoli passi, della cosiddetta gavetta, perché sappiamo come il successo, quello reale, non sia per nulla immediato. Avviene lentamente, spesso dopo molti sacrifici. «All’età di 18 anni - racconta - alla sera facevo l’aiuto cuoco in pizzeria. Finita la scuola ho iniziato a lavorare in un negozio di paese come aiuto fiorista e lì ho imparato ed appreso molte tecniche. Da qui ho deciso di intraprendere la strada del professionista e mi sono messo in proprio. Inizialmente ho aperto un negozio a Volta e poi a Roverbella».

Abbiamo incontrato Alessandro alla fioreria, “Fiore all’occhiello” di Volta: «Oggi guido un team di quasi venti persone, ha affermato, con cui realizzo eventi e allestimenti su tutto il territorio nazionale e non solo. Spaziamo da Nord a Sud, isole comprese, riuscendo a collaborare con diverse prestigiose location come, Villa Cimbrone (Ravello), Villa Balbianello (Como), Isola del Garda, Grand Hotel Convento (Amalfi), Palazzo Vecchio (Firenze), il Borro (Toscana) e molte altre».

Alessandro vanta un carnet di clienti sia italiani che stranieri, in particolare negli ultimi anni, di nazionalità indiana, i quali realizzano le nozze dalla durata di tre giorni. Tuttavia, c’è un’ulteriore sfida a cui Piacenza sta puntando: gestire l’antico Mulino di Massimbona di Goito. Sito nel cuore del Parco del Mincio, il mulino ad acqua (incluso nell’elenco dei “Luoghi del cuore Fai”) ha funzionato a pieno regime fino agli anni Sessanta e conserva tracce risalenti all’Alto Medioevo: «Un luogo abbandonato - racconta Alessandro - intriso di storia, che mi ha colpito per la sua potenzialità ed unicità, e, visto il positivo esordio, conto di riuscire a portarlo al suo massimo livello».

Si tratta di un traguardo ambizioso da raggiungere per quello che si potrebbe tranquillamente definire l’imprenditore dei fiori. Il mulino fu costruito nell'anno Mille dai frati dell'abbazia benedettina del Polirone in San Benedetto Po, e successivamente diviene della famiglia Bonacolsi, signori di Mantova che diedero al mulino l’unico permesso di commerciare con i detestati vicini di casa bresciani. I passaggi di proprietà sono una mappa nobiliare di Mantova: dai Bonacolsi, ai Gonzaga, e quindi ai conti Cavriani di Volta, per poi finire ai nobili Moschini di Goito, i quali nel 1920 lo vendettero alla famiglia Ramaroli. Posto in un luogo strategico, apprezzato dagli stessi romani che lo battezzarono per l’appunto, maxime bona, ossia il punto migliore per l’attraversamento del Mincio, è sempre stato il guado sulla via fra Verona e Cremona, oggi ripulito a tal punto che si può ammirare la straordinaria diga di sassi dei Gonzaga. Al suo interno si snodano le varie stanze dove, ancora oggi, giacciono le pietre delle macine in granito, due delle quali risalenti al 1150. Oltre all'edificio è possibile ammirare salici piangenti le cui frasche vengono pettinate dalle acque cristalline del fiume, mentre le libellule verde rubino appaiono come piccoli gioielli per poi dileguarsi tra le fronde. Piacenza ama definirsi altruista, generoso, solare e creativo: «Nei fiori - ammette - ho trovato il mezzo ideale per esprimermi». 

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