Piante di agrumi, pesci e tartarughe: il giardino d’inverno di palazzo d'Arco riprenderà vita

Inagibile dal terremoto del 2012, è in fase di restauro. La Fondazione ha ottenuto dalla Regione un contributo di 114mila euro. I lavori finiranno in primavera, pandemia permettendo

MANTOVA.  Sono alloggiate nell'androne le piante di agrumi di palazzo D'Arco, perché il giardino d'inverno della nobile dimora, inagibile dopo il terremoto del 2012, è finalmente diventato un cantiere che si chiuderà in primavera. «Sono in corso i lavori di restauro, recupero e valorizzazione dell'edificio iniziati nel novembre scorso - spiega l'architetto Silvia Polato, direttore dei lavori -. La fondazione D'Arco ha ottenuto dalla Regione un contributo di 114mila euro per la ricostruzione e ne ha dovuti aggiungere altrettanti per il recupero dell'Orangerie, dove si era verificato un pericoloso distaccamento delle murature dagli archi delle sovrastanti volte a crociera».



L'edificio ottocentesco, di circa 100 metri quadrati, successivo alla realizzazione del palazzo avvenuta nel 1782 per mano di Antonio Colonna, era in origine adibito al ricovero delle carrozze, si trovava in prossimità delle scuderie, ora teatrino dell'Accademia Campogalliani. «Il piano superiore ospitava gli alloggi degli scudieri - continua l'architetto - In tempi recenti era diventato un magazzino, ma ora sarà riqualificato e reso accessibile come sala di studio». La serra era stata progettata in maniera avanguardistica per l'epoca, con un impianto di riscaldamento a pavimento e uno radiante di sfiato. Oltre alle piante ospitava una grande vasca centrale con pesci e tartarughe (temporaneamente trasferiti in un'ala più tranquilla del palazzo), statue di fanciulle e putti recanti fiori e frutto, ampie giare e decorazioni in terracotta e capitelli su colonne eleganti.



«Una volta terminati i lavori saranno ricollocati sia gli animali sia le opere - continua Polato - Sarà ripristinato un nuovo impianto di riscaldamento, ne verrà fatto uno nuovo di illuminazione, saranno restaurati i serramenti, rifatti gli intonaci mancati e restaurati gli originali. Abbiamo trovato le tracce delle antiche coloriture, le classiche dell'epoca, il giallo ocra e il rosso mattone. Sarà conservata anche la pavimentazione di metà Ottocento, lastroni in marmo veronese posati direttamente sulla terra, a creare un ambiente rustico, come fosse un selciato da esterno».


In primavera, pandemia permettendo, la serra sarà inaugurata e sarà anche riaperta la sezione della mostra dedicata a una parte degli erbari appartenuti al conte Luigi D'Arco allestita nella sala dei Cesari dove sono conservati in maniera permanente. «Siamo di fronte a un giardino d'inverno elegante ma anche innovativo per come era stata concepito in origine - dice il presidente della Fondazione D'Arco, Livio Volpi Ghirardini - che, dopo il restauro, tornerà ad esercitare la sua funzione. L'edificio ha subito modifiche importanti; ampi finestroni sono stati realizzati per dare luce all'interno di un ambiente che nasceva chiuso, seguendo così le esigenza di vita che mutavano nel tempo e si rinnovavano. La serra non è un unicum ma, con gli erbari e il giardino, costituisce un sistema che passa attraverso le generazioni tra i conti d'Arco fino all'ultima discendente Giovanna».

I lavori, diretti oltre che da Polato, anche da Alberto Scaravelli, sono eseguiti dalla ditta Besutti di San Giacomo delle Segnate.
 

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

1€/mese per 3 mesi, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

Video del giorno

Beethoven secondo Alexander Lonquich al Teatro Sociale di Mantova

La guida allo shopping del Gruppo Gedi