Una squadra di cinque mantovani a Sanremo

L’edizione presentata da Mike Bongiorno al via il 27 gennaio 1966 fu vinta da Modugno e Cinquetti. Tra autori e interpreti: Gorni Kramer, Gino Mescoli, Ezio Leoni, Luciana Turina e Gianni Dall’Aglio  

MANTOVA. Vinsero Domenico Modugno e Gigliola Cinquetti con “Dio come ti amo”. La sedicesima edizione del festival di Sanremo, presentata da Mike Bongiorno dal 27 al 29 gennaio 1966, fu memorabile: vennero eliminati Celentano con “Il ragazzo della via Gluck” e Bobby Solo con una canzone che nessuno ricorda, clamoroso perché l’anno prima aveva vinto con “Se piangi, se ridi”. Eliminato anche Gino Paoli. Idem l’esordiente Lucio Dalla.

A Sanremo c’erano cinque mantovani: Gorni Kramer per la canzone di Milva “Nessuno di voi”, Gino Mescoli (di San Benedetto Po) per “Se questo ballo non finisse mai” e Ezio Leoni per “Così come viene”. Leoni, sebbene nato a Milano, non era milanese ma mantovano (così come, per fare un altro esempio nel campo della musica leggera, Antonio Diodato, essendo nato ad Aosta solo per caso, non è aostano). C’erano poi Luciana Turina e Gianni Dall’Aglio.


Sulla Gazzetta del 27, la terza pagina curata da Alberto Gazzoli riassumeva «la carriera della ragazzona di Malavacina, affermatasi clamorosamente al Festival di Castrocaro e subito battezzata la “Fitzgerald” italiana», che si presentava a Sanremo con “Dipendesse da me”. Dall’Aglio, «ventenne batterista di Celentano da qualche tempo diventato anche cantante» interpretava insieme ai Ribelli “A la buena de Dios”.

Auspicava Gazzoli: «C’è quindi la possibilità di un “colpo gobbo” mantovano a Sanremo: questo almeno è nei voti dei telespettatori virgiliani che da stasera, incollati al video saranno vicini e trepideranno per i loro conterranei, impegnati in quella che a giusta ragione viene definita la “grande boucle” della canzone italiana». In gergo sportivo, “grande boucle” è il Tour de France.

Piccolo problema per Luciana Turina: in albergo «il letto a lei destinato, frivolo e leggero, ha dovuto essere sostituito con un altro, più largo e robusto, soprattutto perché la cantante, già non leggera prima di arrivare a San Remo, ha detto di avere paura di ingrassare», scrive Gazzoli, riprendendo le parole di lei: «qui la cucina è veramente ottima e mi spinge a mangiare ancora di più di quello che mangio normalmente». Come per Celentano, Bobby Solo, Gino Paoli e Lucio Dalla, le «giurie delle 15 città» decisero che la canzone di Luciana fosse tra le non finaliste. Stesso destino per il motivo di Mescoli. Passarono tutti gli altri mantovani. Nella classifica finale Kramer (Milva) arrivò al nono posto, Leoni al dodicesimo e Dall’Aglio con i Ribelli al quattordicesimo. —



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