Luca Bonaffini: martedì esce “Il paracadute di Taccola”

I sogni e la metafora del volo nel nuovo disco del cantautore mantovano. L’artista: «In questo album racconto le solitudini di chi si sente sconfitto»

MANTOVA. «Un album dedicato a tutti i sognatori, a chi sa spiccare il volo con la mente ma non sempre è altrettanto bravo ad atterrare».

Domani è il giorno dell'uscita di Il paracadute di Taccola, sedicesima opera solista di Luca Bonaffini. Edito da Long Digital Playing, distribuito da Believe Digital e arrangiato da Roberto Padovan, vede la collaborazione di Davide Vevey (chitarre acustiche ed elettriche), Francesca De Mori (vocalist e arrangiamenti corali) e del mantovano Stefano Morselli (sax e fisarmonica).


Registrato tra Torino e Milano, sotto l'attenta regia dello stesso Padovan (anche co-autore di alcuni brani), il progetto discografico contiene 14 canzoni che, volteggiando tra mondi sonori dall'Irlanda a New Orleans passando per gli chansonnier francesi e il pop italiano, ci fa ricadere nel Novecento dei visionari e dei sognatori.

«Sono canzoni che affrontano ancora una volta la metafora del volo, come è già successo ne Il cavaliere degli asini volanti - racconta Bonaffini -, ma con viaggi e storie indipendenti. I personaggi appaiono sconfitti ma in realtà restano dei vincenti, perché hanno saputo resistere e cambiare, accettare le trasformazioni e compiere delle metamorfosi sfidando la morte. Credo debba essere il senso della vita: se si cade, dopo un volo tentato e doveroso, bisogna saper prevedere un buon atterraggio e magari usare un paracadute di fortuna, artigianale ma originario e originale, come quello di Mariano di Jacopo, detto l’Archimede di Siena o il Taccola».

Il titolo dell'album, infatti, è ispirato proprio all'ingegnere senese che, tra le varie invenzioni, tracciò probabilmente il primo schizzo del paracadute che fu poi disegnato da Leonardo Da Vinci. Un oggetto aerodinamico conico e intuitivo, riproposto anche sulla copertina dell'album affidata a Ryu GraficLab di Mantova e realizzata da Valentina Margonari.

«La situazione mondiale ci ha messi tutti a dura prova. Le grandi solitudini sono il problema del nostro tempo. Il mio obiettivo in questo album è raccontare le solitudini di chi si sente sconfitto».

I testi, articolati come sempre, lasciano spazio alla voce del cantautore che ritrova i suoi armonici, la voglia di cantare. E quella che Bonaffini in più occasioni ha definito Il diritto alla ricerca della bellezza.

«Questa nuova avventura è iniziata nel 2015, in modo casuale, riscoprendo negli archivi della mia libreria, canzoni incomplete e ballate cominciate rimaste inconcluse, risalenti addirittura al gennaio 1985. Era dal tempo in cui scrivevo con Bertoli, di Chiama piano e della tournée Spunta la luna 1991 che mi rese visibile al grande pubblico, che non mi sentivo così dentro le mie canzoni».

La scaletta è lunga e piena di suggestioni. Nella kermesse di personaggi (alcuni reali, altri inventati) sfilano cosmonauti geniali considerati folli, pensatori delusi e stanchi, donne di ieri e amori di oggi, clochard ed eroi rigettati dal mare che come in un film di Walt Disney riscattano la propria morte a cavallo di un delfino. «C’è anche un mio personale omaggio al cinema del ’900, quello che colorò il bianco e nero e trasformò il nostro modo di ricordare le cose».

L’album, scaricabile dalle maggiori piattaforme digitali da domani, sarà pubblicato anche su supporto fisico tra febbraio e marzo.

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