Camminare nel Medioevo: facciamo archeologia della parola

L'anno di Dante. Dispense da Harvard: in diretta il lavoro del seminario dedicato alla Commedia. Gli autori: Jeffrey Schnapp è titolare della cattedra Carl A. Pescosolido nel dipartimento di Lingue romanze di Harvard, dove insegna anche nel programma di Letteratura comparata e nel dipartimento di Architettura della Graduate School of Design; Corrado Confalonieri si è laureato a Parma e ha conseguito un dottorato di ricerca all’Università di Padova, durante il quale ha trascorso un semestre di ricerca alla Columbia University di New York. Al termine della formazione italiana si è trasferito negli Stati Uniti, ottenendo un Ph.D. in Italian Studies a Harvard

MANTOVA. Backward design è il nome di una strategia di progettazione didattica che consiste nel programmare un corso risalendo dai risultati che si desiderano ottenere alle attività necessarie per raggiungerli. Molti dei corsi che gli studenti italiani di ieri e di oggi hanno conosciuto all’università – le cose cambiano, ma non più di tanto – si concludono con un esame, una verifica orale o scritta di ciò che si è appreso a lezione o studiato individualmente. Negli Stati Uniti spesso non è così: gli studenti sono valutati per la partecipazione, per una o più presentazioni che preparano da soli o in gruppo durante il corso, e soprattutto per il saggio che sostituisce l’esame, un paper di una ventina di pagine che documenta l’inizio di una ricerca originale.

METODI DIVERSI


L’oggetto dei corsi può essere lo stesso, ma i due obiettivi – verifica e ricerca – implicano modi molto diversi di condurre le lezioni. Il seminario di Harvard Material Culture in the Middle Ages: Dante’s Commedia fa parte della seconda categoria, ma con una variazione: ai partecipanti non si chiede di scrivere un saggio, ma di definire un’area di ricerca nuova e di costruire una bibliografia che aiuti a individuarla. Più che arrivare a una risposta o a un tentativo di risposta originale a domande esistenti, si tratta insomma di elaborare domande che fino a oggi non sono state poste.

La Commedia di Dante è il testo ideale per un esperimento di questo tipo. Lo è per ogni tipo di lettura, in realtà: da quella che un po’ tutti fanno nelle scuole superiori a quelle dei filologi che si misurano su problemi ancora affascinanti dopo centinaia di anni di commenti e interpretazioni. Ma proprio per la storia della critica secolare e per una bibliografia che spaventa i principianti e sfida le possibilità di aggiornarsi degli esperti può essere utile provare a cambiare gioco e cercare nuove strategie di lettura del poema.

LETTURA A DISTANZA

Diversi studiosi hanno riflettuto di recente sulla lettura e sulla distanza da ciò che si legge. La lettura è un processo fatto di avvicinamenti e di allontanamenti, di rallentamenti – proprio di slow reading parlava Carlo Ginzburg al Festivaletteratura di qualche anno fa – e di accelerazioni: sono tutti movimenti che ciascuno di noi compie quando legge un testo, e che sono necessari per metterlo a fuoco. Intervenire consapevolmente su questi movimenti producendo o riducendo la distanza da un testo, aumentando o diminuendo la velocità della lettura aiuta a straniare la prospettiva: un rischio calcolato che combinandosi col caso (il nome da fare è ancora quello di Ginzburg) può portare a una visione nuova.

Ma che cosa vuol dire “avvicinarsi” o “allontanarsi” dalla Commedia per un lettore di oggi, a settecento anni dalla morte di Dante? Che cosa vuol dire per un lettore che magari legge principalmente in inglese, che interagisce con i compagni di corso e con gli insegnanti attraverso uno schermo, a fusi orari differenti? C’è bisogno di aumentare ancora questa distanza?

Di aumentarla forse no, ma certamente di dirigerla, di indirizzarla. Un modo di farlo è quello di attraversare il poema di Dante per arrivare al mondo e all’epoca che lo hanno prodotto. “Avvicinarsi” al testo della Commedia, cioè, per allontanarsene subito verso la cultura materiale del Medioevo.

IL SEMINARIO

Non si tratta affatto di non leggere, ma di farlo molto velocemente, almeno all’inizio: tutta la Commedia in una settimana – questo era il compito affidato agli studenti al termine della prima lezione in vista della seconda – per selezionare una serie di brani che sollevano questioni su temi come la strada, le barche, gli alberi, il suolo, le porte, il sangue, il colore, il volo, il suono o gli specchi. Sono temi ben noti agli studiosi di Dante, ma spesso considerati da punti di vista diversi da quello materiale.

Chi non ha quasi sorvolato sul concreto perdersi in un bosco leggendo dello smarrirsi nella selva oscura, subito catturato dal significato allegorico? Chi si è chiesto quale importanza potesse avere contare su una guida come Virgilio, su qualcuno che ti prende per mano, che può toccarti, che ti sta vicino mentre cammini nel buio in un luogo sconosciuto? Quante “cose” ci sono dentro le parole della Commedia?

CAMMINARE NEL MEDIOEVO

Prima di essere un’azione allegorico-morale, camminare nel Medioevo è un’azione diversa dal nostro camminare; prima di essere una soglia con un valore simbolico, una porta è uno spazio fisico, un varco in un edificio o nelle mura di una città a cui nel Medioevo si associa in molti casi una concreta standardizzazione delle misure. È un mondo distante dal nostro, ma distante anche dal nostro modo di leggere la Commedia nella sua dimensione letteraria, di leggerla come poesia. Più che interpretare il poema perché riveli nuovi significati, bisogna resistere all’interpretazione testuale e cercare qualche appiglio con cui raggiungere archeologicamente il mondo delle cose che hanno dato a Dante le parole della Commedia. Di quali possibili domande queste parole sono una risposta?

PASSO A PASSO

Il lavoro degli studenti, la loro ricerca di domande, è appena cominciato. Dopo la rapida lettura integrale e la discussione delle prime ipotesi di ricerca, ogni settimana sarà dedicata a un tema specifico studiato a partire dalla scelta dei brani eseguita dagli studenti e insieme attraverso una bibliografia che mette in dialogo una serie di fonti primarie non letterarie o non sempre letterarie – i libri che Dante o una persona come Dante poteva conoscere – e le ricerche più recenti degli storici e degli specialisti di discipline diverse dalla letteratura e gli studi dei dantisti. Alle lezioni parteciperanno alcuni esperti che hanno compiuto ricerche innovative in area medievale all’intersezione tra discipline, offrendo agli studenti il racconto delle loro esperienze di metodo e un parere sul lavoro in corso. Proprio perché “in corso” e orientato a raggiungere un risultato che non si conosce in anticipo, questo lavoro non può essere descritto se non seguendolo passo a passo: è quello che faremo nelle prossime settimane, provando a raccontare in diretta, sulla Gazzetta di Mantova, le strategie con cui un gruppo di lettori – poco più di una decina in tutto tra studenti di Harvard e ospiti di altre università americane ed europee – si confronta col mondo intorno alla Commedia settecento anni dopo.

 

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