Bottazzi: una tipografia tutta al femminile che preserva l’eredità di Gutenberg

L’azienda suzzarese è stata avviata nel 1960 da Nardino. Nel reparto storico ci sono ancora le macchine più antiche 

SUZZARA. La tipografia Bottazzi nasce nel 1960 quando Nardino rileva la tipografia Reggiani, in piazza Garibaldi a Suzzara. La sede viene spostata in via IV Novembre nel 1969. Le Arti Grafiche Bottazzi sono oggi una realtà femminile. Nardino Bottazzi ha lasciato le redini dell’azienda alla figlia Stefania, cresciuta tra carta, inchiostri, torchi e macchine varie. La giovane imprenditrice ha appreso ogni aspetto del mestiere, condividendo la filosofia e gli obiettivi del padre, il quale costruì la propria esperienza su due valori fondamenti: la tradizione secolare della tipografia e il rispetto della conoscenza e della memoria.

Oltre alla stampa tradizionale, e a quella digitale, le Arti Grafiche Bottazzi hanno saputo recuperare, a scopo didattico, la tecnica della stampa a caratteri mobili, unendo le ispirazioni del passato a quelle del futuro: “Voltarsi indietro per andare avanti”, per citare il titolo di un libro di Dino Villani edito da Bottazzi nel 1976. Un modo di vedere che Stefania ha portato avanti nella professione che fu di Johann Gutenberg, a Magonza alla metà del Quattrocento quando la carta era fatta a mano con gli stracci e i torchi erano mossi dalla forza muscolare del tipografo.


Nell’attività di famiglia sono poi entrate l’altra figlia di Nardino, Laura, e le nipoti Ilaria e Cecilia. «Nel reparto storico della nostra sede, “la bottega del tipografo” come la chiamava mio padre - dice Stefania - esistono ancora le antiche macchine da stampa. È qui che accogliamo gli studenti mostrando col torchio a mano G. Sigl. Berlin und Wien, del 1850, la tecnica della stampa a caratteri mobili raccontandone l’evoluzione attraverso la nostra personale esperienza». Tutto ciò, naturalmente, tenendo conto che negli ultimi anni l’arte della stampa ha subito enormi cambiamenti, e che il digitale è una realtà impossibile da ignorare. La carta però resta: «Le ragazze hanno sempre vissuto in mezzo alla carta e sono cresciute con essa», dice Stefania, precisando che ogni libro richiede attenzioni e valutazioni diverse: «Dalla scelta della carta alla definizione grafica tutto deve essere curato in ogni particolare».

L’amore per la carta, trasmesso da Nardino, è testimoniato dal catalogo generale “Nardino Bottazzi tipografo-editore”, pubblicazione promossa dal Comune di Suzzara nel 1999, in cui è documentata l’intera attività editoriale: 272 titoli fino a quel momento. Nardino ha pubblicato libri sulla storia locale, sui costumi recenti o passati, sui Gonzaga e Virgilio (“Il mondo delle Georgiche nell’opera di Giuseppe Gorni”, a cura di Benvenuto Guerra), libri di cucina e poesia, storie di gente comune (“Suzzara: la sua storia, la sua gente”, nel 1966, il primo libro importante), di eroismi altrimenti oscuri, storie di concittadini illustri e i cataloghi del Premio Suzzara.

Di Bottazzi e di sua moglie (entrambi partigiani) è disponibile anche una biografia, edita nel 2014: “Nardino Bottazzi, Luigia Dall'Acqua: due vite da ricordare, storie e testimonianze di due cittadini suzzaresi”, a cura di Stefania Bottazzi, Laura Bottazzi, Ilaria Genitrini, Cecilia Pasotti, Anna Pezzella e Lino Casaletti. Gilberto Zacchè, collaboratore di antica data di Nardino (lo scorso giugno ha curato un libro sul dialetto suzzarese e ha in cantiere altri lavori con Bottazzi), ricorda il clima famigliare della tipografia, punto d’incontro tra scrittori, giornalisti e studiosi suzzaresi di nascita e di adozione: oltre ai citati Villani e Guerra, in particolare Giovanni Negri, Arnaldo Maravelli, Brenno Pavesi, Lino Casaletti, don Lino Boselli, Antonio Magnani, Bruno Freddi, Giordano Cucconi, Cesare Righi, Renato Bonaglia e, della generazione successiva, Paolo Bianchi, autore di importanti studi sulla Resistenza e sulla storia urbana e industriale di Suzzara. Zacchè ricorda anche l’impegno di Bottazzi nel Premio Suzzara, di cui ha stampato la maggior parte dei cataloghi sulla caratteristica carta gialla, da formaggio. Bottazzi aveva una vasta clientela anche fuori Suzzara: ad esempio ha pubblicato buona parte dei libri dell’avvocato Luigi Pescasio, il periodico “La Reggia”, organo della Società degli amici di palazzo Ducale e “Cronache archivistiche” rivista degli archivisti dell'Emilia-Romagna. —



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