L'anno di Dante: una rilettura facendoci ispirare da Italo Calvino

MANTOVA. Non c’è domanda troppo ingenua per la Commedia. Parlate di Dante in una scuola elementare o in una scuola media – lo si può fare con versioni in prosa riassunte e illustrate, fumetti, videogiochi – e magari vi sentirete chiedere se il viaggio nell’Aldilà è stato un sogno, quanto tempo è durato, quanto era grande l’inferno. Sono tutte domande a cui nei secoli i commentatori hanno dato o cercato di dare una risposta, perché sono tutte domande pertinenti, suscitate dal testo. Cosa intende dire Dante quando scrive che “al mattin del ver si sogna” (Inferno XXVI, 7) per profetizzare a Firenze un futuro di sventura? È una semplice allusione all’antica credenza del sogno mattutino come più veritiero, un sogno fatto al di fuori del poema, o è piuttosto un indizio che ciò che stiamo leggendo è il racconto di una visione avuta in sogno, e che una delle profezie (quella di Brunetto nel canto XV: “Faccian le bestie fiesolane strame / di lor medesme…”) è particolarmente affidabile perché avvenuta proprio poco prima dell’alba?

IL VIAGGIO

Sul suo viaggio Dante ci informa con tale precisione che possiamo ricostruirlo non solo giorno per giorno – dal 25 marzo 1300, il 25 marzo in cui dallo scorso anno si festeggia il Dantedì, al primo di aprile – ma quasi ora per ora: se la visita dell’Inferno è durata circa ventiquattr’ore (“Ma la notte risurge”, si legge nel canto XXXIV al verso 68), ci si può fare un’idea del momento in cui Dante ha parlato con un determinato peccatore, per quanto all’inferno non siano disponibili i riferimenti agli astri che scandiranno la salita del purgatorio. Conosciamo la durata del viaggio, ne conosciamo tanti dettagli: Dante e Virgilio hanno camminato, a volte con molta fatica (“noi a pena, ei lieve e io sospinto, / potavam sù montar di chiappa in chiappa”, Inferno XXIV, 32-33); sono saliti su due diverse barche, traghettati prima da Caronte sull’Acheronte e poi da Flegiàs sullo Stige, anche se solo nel secondo caso Dante si sofferma sull’atto dell’imbarcarsi (con un richiamo all’Eneide e insieme a un particolare realistico, l’effetto del peso del corpo sul modo in cui la barca affonda nell’acqua: “sol quand’io fui dentro parve carca”, Inferno VIII, 27); hanno persino volato in groppa a Gerione, cosa per cui Dante è riuscito a vincere la paura per “vergogna” di mostrarsi pauroso agli occhi di Virgilio (“vergogna mi fé le sue minacce, / che innanzi a buon servo fa signore forte”, Inferno XVII, 89-90). È possibile farsi un’idea della distanza che hanno percorso?

LA DISTANZA

La strada e le barche sono stati i primi due temi su cui si sono concentrate le letture e le ricerche degli studenti del seminario dell’università di Harvard Material Culture in the Middle Ages: Dante’s Commedia, il corso che stiamo insegnando in quest’anno di celebrazioni dantesche. L’accento sulla dimensione materiale ha ispirato sia la selezione dei brani da analizzare sia la prospettiva da cui rileggerli (“rileggerli”, sì, perché mai come per Dante vale il principio di Calvino per cui “d’un classico ogni lettura è una rilettura”). Come nell’esempio della barca di Flegiàs che reagisce al peso di Dante (le anime degli altri passeggeri sono incorporee), si deve quasi sempre scegliere se privilegiare la letteratura – nel caso l’attimo in cui Enea entra nella barca di Caronte per attraversare l’Acheronte nell’Eneide (VI, 412-414) – o il mondo, la realtà, perché è vero che il peso di una barca ne condiziona il galleggiamento e la velocità: all’opposto della barca usata per passare da una riva all’altra dello Stige, il “vasello” che Dante vede arrivare all’inizio del Purgatorio è infatti così “snelletto e leggero” che “l’acqua nulla ne ’nghiottiva” (Purgatorio II, 41-42).

CHE LETTURA È?

Tra letteratura e realtà, tra intertestualità e “vita”, i commenti hanno spesso scelto di insistere sulla dimensione letteraria, ma gli studi più aggiornati sulla formazione intellettuale di Dante – molto più complicata e incompleta di quanto potrebbe credere chi come noi oggi ha a disposizione edizioni accessibili, biblioteche e archivi fisici e digitali – invitano a essere prudenti prima di dare per scontata una certa lettura. Quando Dante descrive “li remi” che, “pria nell’acqua ripercossi / tutti si posano al sonar d’un fischio” (Paradiso XXV, 134-135), si riferisce a due passi della Tebaide di Stazio o sta pensando alla manovra di rallentamento di una trireme? Che tipo di barca (reale) ha in mente quando suggerisce (metaforicamente) ai lettori di tenergli dietro “servando” il “solco / dinanzi a l’acqua che ritorna equale” (Paradiso II, 14-15), cioè sfruttando la scia che la sua barca traccia nel mare di una materia difficile prima che se ne cancelli il segno? Quando Brunetto dice che se Dante seguirà la sua “stella” non potrà “fallire a glorioso porto”, si tratta di un riferimento astrologico o di un’allusione alla bussola, apertamente richiamata nel Paradiso (XII, 29-30) per descrivere il modo in cui Dante si volge verso lo spirito di Bonaventura come “l’ago a la stella”?

IL METODO

Un caso come l’ultimo citato solleva un problema di metodo. Al tempo la bussola era entrata da poco nell’uso dei navigatori, ma già alcuni poeti del Duecento, tra cui Guido Guinizelli, l’avevano impiegata in senso traslato. Ci si aspetterebbe che l’uso letterale preceda quello metaforico, e invece sembra che le prime occorrenze del termine, quantomeno in poesia, siano già metaforiche: dobbiamo credere allora che tra letteratura e realtà bisogna prendere la strada della letteratura? Siamo proprio costretti a scegliere? Qual è il confine che permette di discriminare tra l’ingenuità di prendere per reale quello che è letterario e l’errore di “intellettualizzare” un possibile riferimento a una realtà così distante da noi e perciò così faticosamente ricostruibile? Non è ancora il momento delle risposte, e può darsi che andando avanti cambieranno le domande, le nostre e quelle dei nostri studenti. D’altra parte “il metodo è la strada dopo che la si è percorsa”, come si dice con una battuta cara agli storici, e la strada di questo corso è ancora molto lontana dall’essere conclusa.

La guida allo shopping del Gruppo Gedi