Mantova: nella reggia tra acquerelli, disegni e stampe

Ecco il fondo della grafica conservato in archivio: un tuffo tra preziosi documenti legati anche ai tesori d’arte della città

MANTOVA. Palazzo Ducale, al pianoterra della Domus Nova (piazza Paccagnini) ha una cospicua biblioteca di carattere storico e artistico, con libri moderni, antichi del Sette e dell’Ottocento e anche un volumone edito a Colonia nel 1572 con le mappe e le vedute a colori di città italiane, europee, dell’Asia e dell’Africa: fa un certo effetto leggere il nome di Mombasa, oggi in Kenia. Là commerciavano schiavi mentre qui splendeva il Rinascimento.

Passati gli scaffali della biblioteca (ad uso interno, ma su richiesta può essere consultata) alcune cassettiere custodiscono il fondo della grafica - disegni, stampe, acquerelli - che riserva diverse sorprese. Il direttore del Ducale, Stefano LOccaso, dice che «i materiali che la compongono sono venuti a costituirla in maniera rapsodica», cioè frammentaria e discontinua. Comunque ci sono opere di sicuro interesse.


Le responsabili del fondo, Michela Zurla e Cristina Garilli, aprono i cassetti ed estraggono un disegno di Felice Campi, donato al Ducale nel 2014, che L’Occaso ha riconosciuto come preparatorio per la volta della cappella del santissimo Sacramento in duomo. La cappella fu rinnovata nel 1780 su progetto di Paolo Pozzo, con decorazioni di Campi.

La successiva sorpresa è un piccolo nucleo di fogli colorati dell’isola del Te: sono le planimetrie di una sistemazione urbanistica, con i giardini, la data è il 1806 e nel disegno c’è anche uno «Spazio che si desidera di avere per comodo delle carozze». Il tutto «attende ancora di essere adeguatamente studiato» dice L’Occaso. Secondo noi il momento di farlo adesso è buono, magari viene fuori qualche idea per il progetto Parco Te di cui le forze politiche di via Roma dibattono in questi giorni (l’idea delle carrozze non sembra male).

Conforta sapere che nel 1788 l’Accademia di scienze, belle lettere ed arti (oggi Accademia Virgiliana) aveva bandito un concorso: i candidati dovevano copiare a matita gli affreschi della Camera degli Sposi.Il premio era un viaggio a Roma. I disegni della scena dell’Incontro, di Giuseppe Bongiovanni e Luigi Gamba, sono proprio belli: immaginiamo i due che partono in carrozza da Mantova e, arrivati a Roma, disegnano il Foro e il Colosseo.

Passano 70 anni e nel 1858 Giuseppe Razzetti copia mirabilmente, in tre acquerelli, la cappella Bonacolsi (decorata nel 1315 da un pittore giottesco) nel palazzo Acerbi-Cadenazzi, adiacente alla torre della Gabbia. Di Razzetti ci sono anche i lucidi degli affreschi della cappella Gonzaga nella chiesa di San Francesco.

«Il fondo forse più interessante riguarda i progetti architettonici moderni: dal prospetto di Achille Patricolo per il restauro del Palazzo del Capitano, ai disegni novecenteschi per i restauri della Domus Nova, fino ai più recenti rilievi e progetti per interventi su varie aree del Palazzo. Alcuni di questi materiali meritano uno studio e sarà un piacere magari metterli a disposizione per tesi di laurea. Sarebbe anche bello investire in maniera intelligente per la crescita delle collezioni, accedendo a quanto il mercato mette a disposizione: lo studio della grafica mantovana è ancora un campo di studi aperto» dice L’Occaso.
 

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