Mantova, un viaggio tra i tesori dell'Accademia Virgiliana: libri antichi, stampe e preziosi documenti

La biblioteca fondata nel 1768 conta quasi 40mila volumi. Nell’archivio musicale anche un manoscritto di Rossini

MANTOVA. Siamo nell’Archivio dell’Accademia Nazionale Virgiliana insieme al presidente Roberto Navarrini, al segretario generale Anna Maria Lorenzoni e all’accademica Annamaria Mortari.

Ci incuriosisce una busta che contiene della carta bruciata: sulla cartellina c’è scritto che è l’incenerimento di carte con raffigurazioni oscene. La data è il 16 agosto 1799, gli austriaci sono da poco rientrati a Mantova, strappata a Napoleone, che presto ritornerà. La stessa cartellina dice che per la biblioteca accademica si dà parere positivo al volume “Concordia tra la società e la religione”, mentre vengono respinti il “Nuovo prospetto di una riforma d’Italia” e la “Storia della Rivoluzione di Francia”. Le raffigurazioni oscene non è scritto quali fossero.


Forse – è una supposizione – erano disegni di particolari intimi di un ermafrodito di Roverbella. Al ritorno dei francesi l’ermafrodito divenne oggetto di interesse scientifico, la sua anatomia – organi, insieme, femminili e maschili – fu disegnata da Felice Campi e nel 1802 andò in stampa a Mantova “Relazione riflessioni e giudizio sul sesso di un individuo umano vivente chiamato e conosciuto sotto il nome di Giacoma Foroni», con 4 carte ripiegate di illustrazioni (nel 1998 le edizioni Tre Lune hanno fatto la ristampa anastatica).

La biblioteca dell’Accademia è stata fondata nel 1768 dall’imperatrice Maria Teresa d’Austria e oggi ha circa 40mila volumi, comprendenti una grande quantità di materiale librario e documentario – entrato grazie a donazioni di privati – che è andato ad aggiungersi al nucleo iniziale rappresentato dal lascito del pittore e architetto teatrale mantovano Giovanni Cadioli, autore nel 1763 della “Descrizione delle pitture, sculture, ed architetture, che si osservano nella città di Mantova, e ne’ suoi contorni, data in luce, a comodo singolarmente de’ forestieri” (forse si poneva il problema del turismo, comunque di fare conoscere i tesori della nostra città a chi era straniero o arrivava da fuori).

La biblioteca dell’Accademia conserva incunaboli, cinquecentine e libri antichi, raccolte di disegni e stampe, una collezione di 1.500 periodici, e un fondo manoscritti e una raccolta musicale.

Nell’archivio musicale, di 36 faldoni, ci sono spartiti manoscritti del ’700 e dell’800; tra i compositori: Luigi Gatti e Giovanni Paisiello, e anche un manoscritto di Gioacchino Rossini donato da Lucio Campiani.

Tra i fondi della biblioteca, solo per citarne due: quello di 1.600 opuscoli, del geologo e paleontologo Annibale Tommasi (1858-1921) su cui in Accademia è in corso un ciclo di incontri (il prossimo sarà il 16 aprile, sull’attualità del pensiero di Charles Darwin) e quello di 3mila volumi di Giorgio Bernardi Perini (1929-2017), insigne latinista, studioso di Virgilio e di Folengo, presidente dell’Accademia dal 2006 al 2009 (è il fondo più cospicuo, donato da Bernardi Perini prima di morire).

Spostandosi di nuovo dalla biblioteca all’archivio storico (che risale agli anni di fondazione dell’Accademia, ad opera di Maria Teresa e di suo figlio Giuseppe II), da una cassettiera esce il diploma – col sigillo rosso (13 centimetri di diametro) dell’aquila bicipite coronata – con cui l’imperatrice istituì nel 1768 l’Accademia di scienze e belle lettere.

La documentazione attuale dell’archivio – 145 faldoni – si divide in due parti: vecchia Accademia dalle origini al 1862 e nuova Accademia dal 1863 in avanti. La periodizzazione non tiene conto degli avvenimenti storico-politici che coinvolsero la città e lo stato di Mantova, ma dell’evoluzione dell’Accademia – tra splendori, declini e rinascite – sotto il dominio dei vari governi: austriaco, francese, di nuovo austriaco e infine italiano.

Fu il generale francese Miollis, che imbevuto di classicismo e stupito di non trovare nella patria di Virgilio nessun segno di esaltazione del più grande poeta della latinità, diede all’Accademia il titolo di “Virgiliana”. Per finire ecco un disegnino a penna del pittore mantovano Giuseppe Razzetti (1801-1888): il presidente dell’Accademia, Girolamo Murari dalla Corte (1747-1832), era cieco e Razzetti gli fece di nascosto il ritrattino, che nel 1887 donò all’Accademia.
 

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