A Mantova un museo del cinema tra le pareti di casa: tuffo nella storia tra poster e bozzetti

Il critico Paolo Zelati svela la sua collezione di manifesti: la raccolta è ritenuta una delle più importanti al mondo

MANTOVA. In una palazzina della città vecchia, nella contrada dell’Aquila nel pieno centro di Mantova, un appartamento arredato a museo privato conserva una delle più importanti collezioni al mondo di manifesti del cinema. La Cineteca di Bologna e il Museo della Mole di Torino avrebbero motivo di essere invidiosi di quanto ammiriamo nell’appartamento dove abita il critico cinematografico e collezionista Paolo Zelati.

Nato a Mantova nel 1975, ha avuto fin da bambino la passione per le locandine e i manifesti che ritraggono attori e attrici. Pian piano ha accumulato un vero tesoro di carta, una grande collezione scelta di vari generi, in special modo 800 manifesti e bozzetti originali dedicati al cinema noir americano, che va dal 1941 (col film “Il mistero del falco” di John Huston, con Humphrey Bogart) al 1958 (“L’infernale Quinlan” di Orson Welles, con Charlton Heston e lo stesso Welles) con in mezzo i film della coppia formata da Alan Ladd e Veronica Lake a cominciare da “Il fuorilegge” del 1942, vari film con Rita Hayworth, quelli con Bogart e moltissimi altri.


Lasciando da parte la cineteca di dvd, a noi interessa la carta. Incorniciati e appesi a una parete non possiamo non vedere i due enormi manifesti del film del 1945 “Gilda” (140 centimetri di base per due metri di altezza) entrambi disegnati da Alfredo Capitani nel 1947: in uno Rita è inginocchiata ai piedi di Glenn Ford, nell’altro (valutato sul mercato intorno ai 50mila dollari) è nell’abito di raso nero che lascia nude le spalle, con i lunghissimi guanti che coprono i gomiti e parte della braccia nella memorabile scena in cui canta “Put the Blame on Mame” mentre accenna a uno spogliarello davanti a un incontenibile ed eccitatissimo pubblico. Di Anselmo Ballester sono diversi manifesti di film con Bogart.

Del regista Billy Wilder i film “La fiamma del peccato” (1944) e “Viale del tramonto” (1950) con manifesti rispettivamente di Rinaldo Geleng e Ercole Brini, grandi cartellonisti.

«La cartellonistica cinematografica, oltre che memoria storica, fa parte dell’arte italiana del ’900» osserva Zelati, il quale rivela – cosa ignota, conosciuta dai soli cinefili – che a disegnare la brochure di “Riso amaro”, con Silvana Mangano e Vittorio Gassman, fu Renato Guttuso.

Accanto al noir e ad altri filoni, c’è la collezione di 8mila pezzi dedicata alla storia del cinema di genere, popolare e commerciale, del trentennio d'oro dal 1960 al 1990: horror (capostipite “La maschera del demonio” di Mario Bava del 1960), spaghetti western, arti marziali, giallo all’italiana (patriarca Dario Argento).

Dedicati a questi generi, Zelati attende la pubblicazione dei suoi manifesti, in una serie di volumi. Oltre ai manifesti c’è la biblioteca con un migliaio di libri sulla storia, sulla cultura e la grafica del cinema. Tra i volumi, due sono di Zelati: “Il signore del male. Il fantastico realistico nel cinema di John Carpenter” del 2008 e “American Nightmares. Conversazioni con i maestri del New Horror americano” nel 2013, trentatré maestri tra cui Roger Corman, John Carpenter e Joe Dante.

Una delle specializzazioni di Zelati è lo studio del cinema fanta-horror, soprattutto americano, ma anche italiano. Negli ultimi 15 anni ha accompagnato in giro per il mondo, alle horror convention, diversi registi e attori tra cui Dario e Asia Argento, e Lamberto Bava (figlio di Mario).

Zelati ha anche alcuni bozzetti originali – tra questi quello di “Un dollaro d’onore” di Howard Hawks, con John Wayne e Dean Martin, del 1959 – serviti per stampare gli enormi manifesti pubblicitari stradali. Il collezionista è sempre in cerca: se qualcuno ha manifesti o altro il sito cui rivolgersi è paolozelati.it.

Facciamo un salto in cucina: oltre ad alcuni manifesti – per esempio quello disegnato da Ballester di “Angeli del peccato”, 1940, con Rita Hayworth – ci sono alle pareti le fotobuste con scene di film, con i primi piani delle attrici americane Marilyn Monroe, Gloria Swanson, Barbara Stanwyck, Jennifer Jones, Vivien Leigh, Bette Davis, Ava Gardner.

E, in piedi sul pavimento, il cartonato di Humphrey Bogart, che Zelati non ha resistito di abbracciare, facendosi fotografare con lui.

I PEZZI FORTI

Nel film “Casablanca” Humphrey Bogart e Ingrid Bergman si amano, ma il loro amore non può avere un futuro, all’aeroporto devono dirsi addio, una scena tra le più celebri della storia del cinema. Prima dell’addio, al pianobar, Dooley Wilson ha suonato e cantato “As time goes by” (A kiss is just a kiss), un momento clou della cinematografia di tutti i tempi. 

«Suona la nostra canzone, Sam, come a quel tempo» dice la Bergman a Wilson. «Ah, non conosco cosa dite, signorina». «Suonala, Sam. Suona “Mentre il tempo passa”». Wilson esegue al pianoforte. «L’hai suonata per lei, ora suonala per me» dice poi Bogart a Wilson.
 
Quello posseduto da Paolo Zelati è uno dei manifesti più ricercati dal mercato collezionistico a livello planetario: 100 centimetri per 140, in seconda edizione (se ne conoscono solo tre copie al mondo) è opera nel 1948 di Luigi Martinati, che già aveva disegnato la prima edizione nel 1946. “Casablanca”, girato nel 1942, uscì in Italia nel 1946. Tutti i film classici americani erano rimasti bloccati dalla guerra.
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