Mantova, ecco la biblioteca dell’Università della Terza Età: un tuffo nel sapere

Con il presidente Badolato alla scoperta del Centro studi. Cinquemila volumi a disposizione dei soci e anche un periodico

MANTOVA. L’Università della Terza Età-Centro studi per il benessere dell’anziano, con sede a Mantova in via Mazzini 28, riaprirà appena possibile. «La relazione umana è fondamentale» dice Antonio Badolato, presidente dal 2017 dell’associazione. Con la riapertura si lasceranno da parte i computer, gli smartphone e i tablet e si tornerà alle dispense di carta su cui studiare. Si assisterà da vivo alla lezione e al termine si scambieranno due parole, si esprimeranno i consensi, le perplessità, i dubbi e il desiderio di imparare qualcosa di nuovo. L’homo sapiens è un animale sociale.

Badolato è esperto sia di humanitas che di carta stampata. Per anni è stato direttore delle Risorse umane della Bam e di altre banche, e dal 1985 al 1993 direttore responsabile della rivista della Bam “Quadrante padano”.


La carta è una cosa diversa dall’online. Noi specie sapiente siamo fatti per stare insieme. Magari anche solo transitando in tre o quattro per il giardino della dimora patrizia che al pianterreno ospita l’Università, nel palazzo rinascimentale del Cinquecento a quel tempo proprietà della famiglia Ippoliti, di Gazoldo.

Badolato è nato a Guastalla, terra di Ferrante I Gonzaga, Ferrantone, Frantón per via non della statura (i Gonzaga non erano né alti né grossi) ma della grande statua nella piazza principale della cittadina. Dal bronzo della statua torniamo alla carta: dopo essere stati nell’aula di informatica, con le postazioni vuote, siamo passati alla biblioteca dell’Università che è anche sala di lettura, deserta: allinea circa 5mila volumi, una biblioteca che si è formata pian piano, nel corso dei 45 anni di vita dell’Università, con i libri donati dai soci e dai docenti.

Libri quasi tutti del Novecento e degli anni Duemila – di letteratura, storia, filosofia, arte, saggistica, lingue straniere – a disposizione dei soci, in sede o da portare a casa in prestito. Tra questi ci sono “1918: la fine della grande guerra. Altipiani, Grappa, Piave, Vittorio Veneto” scritto da Badolato insieme col generale Armando Rati (edito da Sometti nel 2008) e due testi, entrambi del 2005, di Caterina Zanini Provasoli, la fondatrice nel 1975 dell’Università e per molti anni presidente: “1938-1948. Uno spezzone di vita” e “Volontariato domani, visto da chi lo vive da sempre”.

Le volontarie che a turno tengono aperta l’Università sono 30 o 40, tutte donne. Anche i soci sono in massima parte donne.

Tutti i docenti si impegnano gratuitamente. Tra questi: Daniela Sogliani, Federica Pradella, monsignor Roberto Brunelli, Rodolfo Signorini e Ledo Stefanini (che dal febbraio 2020 è rettore dell’Università).

Al momento siamo obbligati a rimanere distanziati: il Centro studi organizza corsi e conferenze in video. Parte oggi (16 aprile) un ciclo di conferenze: alle 15 Elena Scarpanti parlerà di “Oltre Pompei: l’eruzione del Vesuvio del 79 dopo Cristo”. Considerando che oltre alle taverne la città doveva avere qualche biblioteca e libreria, il pensiero va ai papiri di qualche Artemidoro pompeiano andati bruciati, travolti dalla lava e dalle correnti piroclastiche.

Nel corso in itinere “Dante e gli Inferni” tenuto dal docente Gianni Bonato, martedì 4 maggio conosceremo i lussuriosi, che con la carta e i libri hanno talvolta rapporti molto stretti, pensiamo al libro galeotto che tanto turbò Paolo Malatesta e Francesca da Polenta. I due disgraziati a un certo punto non riuscirono più a proseguire nella lettura: «Quel giorno più non vi leggemmo avante» e passarono ad altro intrattenimento.

Nella successiva lezione “infernale” staremo a tavola con i golosi, che ordinano il menù alla carta; avremo poi a che fare con gli avari e i prodighi, che hanno un rapporto patologico con la cartamoneta. Sempre stando sulla carta, l’Università pubblica un periodico, quadrimestrale, il direttore responsabile è Badolato: “Più vita agli anni”, che riporta i programmi dei corsi e le iniziative. I corsi sono riservati ai soci, le conferenze sono sempre state – e saranno – aperte al pubblico. Nell’Università della Terza Età non si sostengono esami, non vengono rilasciati titoli di studio. È però possibile, per chi segue i corsi, ottenere l’attestato di partecipazione. Su carta. 
 

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