Conclusi i restauri dell'Apollo del Belvedere:  il pubblico ora lo vedrà in San Sebastiano

Il calco ottocentesco era in deposito al Liceo Artistico. Recuperato anche lo “ Pseudo Mercurio” che andrà alla scuola 

Ad accogliere i visitatori di Palazzo San Sebastiano, quando il museo riaprirà, sarà l'Apollo del Belvedere, o meglio, il calco ottocentesco che lo riproduce. Il gesso mantovano si rifà alla copia romana di età adrianea di un originale bronzeo ellenistico ritrovato in epoca Rinascimentale e collocata nel Giardino del Belvedere in Vaticano.

L'Apollo Pitico, ad altezza umana, che ritrae il dio dopo l’uccisione del serpente delfico, è oro collocato nel nicchione a piano terra del museo dopo essere stato dagli anni Quaranta del Novecento all'Istituto Artistico “Giulio Romano", dove era depositato.


«Il ritorno fa seguito a un accurato restauro, a cura di Giuseppe Billoni, e all'esposizione dell’opera a Forlì in occasione della mostra mostra Ulisse, l’arte e il mito – dice Veronica Ghizzi, direttrice dei Musei Civici del Comune di Mantova -. Il restauro e il trasporto sono stati pagati grazie al contributo della Cassa di Risparmio di Forlì, compreso il rifacimento del basamento ligneo visto che l’originale era andato perduto. La movimentazione si è rivelata particolarmente complessa e delicata ed è stata seguita e documentata anche dagli studenti del liceo. Il Comune ha proceduto invece al restauro di una seconda opera, il così detto “Pseudo Mercurio”, appartenente alla propria Gipsoteca, costituita da oltre duecento pezzi, che resterà invece al liceo “Giulio Romano” a disposizione degli studenti anche per motivi didattici». L’“Apollo”, piuttosto ammalorato prima del restauro, è stato oggetto di lavori di pulitura, di stuccatura delle fessurazioni e anche di piccole integrazioni pittoriche sulle macchie per uniformare il colore.

«Un gran numero di incisioni e stampe diffusero questa iconografia di Apollo in tutta Europa e dal XVII il gusto per la cultura classica portò a realizzare anche molti calchi, economici e leggeri da trasportare – aggiunge Ghizzi -. Questo ne è un chiaro esempio, e fu voluto da Giuseppe Bottani direttore dal 1770 della Scuola di Pittura dalla Reale Accademia di Scienza e Belle Lettere di Mantova che allora aveva sede in Accademia Virgiliana. Bottani creò il primo nucleo della gipsoteca mantovana donando la propria collezione di gessi realizzati a Roma e commissionandone ad hoc altri per uso didattico». Nel 1862 la raccolta venne donata al Comune di Mantova che nel 1915 sottoscrisse una Convenzione con lo Stato trasferendone parte in Palazzo Ducale.

Nel 1940 alcuni pezzi vengono poi depositati nei due Istituti d’Arte di Mantova e di Guidizzolo dove sono rimaste fino al 2004 prima del trasferimento ai Musei Civici dove sono ora conservati.

«Si tratta dei primi passi verso la valorizzazione di questo patrimonio, ancora disperso in varie sedi e non sempre esposto – conclude la direttrice dei Musei Civici – ma il nostro progetto sarebbe di trovare una sistemazione adeguata».

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