Canestrari: «Non faccio teatro ma animo i pupazzi che creo»

Enterprise Creative Lab, terzo appuntamento del progetto targato Pantacon. L’artista dà vita ai suoi burattini intagliando il profumato legno di cirmolo

MANTOVA. «Non faccio teatro, animo i pupazzi. Pupazzi che a un certo punto prendono il sopravvento. Se li segui ti danno loro le battute, i movimenti, la tempistica ironica».

Lo scultore burattinaio Riccardo Canestrari è il protagonista del terzo appuntamento di Enterprise Creative Lab, il viaggio nelle botteghe d'artista prodotto da Pantacon e realizzato con le cooperative Zero Beat, Teatro Magro e Charta nell’ambito del progetto “Virgilio e Dante 4.0, nuove storie antichi maestri”, finanziato da Anci avviso Sinergie.


Un viaggio che si spinge fuori dai confini provinciali, a Teglio, in provincia di Sondrio. Qui, “un Valtellinese della Bassa”, il ravennate Canestrari, lavora nel suo studio il profumato legno di cirmolo. Lo scultore lo lascia invecchiare per poterlo lavorare sfruttando le sue meravigliose caratteristiche.

«Ogni legno ha bisogno del suo tipo di invecchiamento. Deve perdere l’acqua, finire di modificarsi. Si lascia riposare e seccare gradualmente. Anno dopo anno. Il bello è anche questo. Hai un bel pezzo di legno, vuoi scolpirlo e invece deve stare lì».

La sua storia parte da lontano. «Fin da bambino ho pensato che la cosa più giusta fosse fare l’artista. Non mi attirava fare il pompiere, andare in motocicletta. Dopo aver vissuto all’estero in gioventù, tornai nella mia Ravenna. Ero in una sorta di limbo, non sapevo cosa fare. Mi iscrivo a un corso a Cervia di una compagnia che teneva uno storico festival di burattini. E lì scopro la scultura del legno. Finito il corso mi offrono di fare la prima muta di burattini. Mi hanno subito integrato».

Con Giovanna Rossetti fonda una compagnia di teatro di figura, Zanubrio Marionettes, che si occupa della produzione e messa in scena di spettacoli, di organizzazione di eventi e di formazione nelle scuole per studenti e docenti. Un legame speciale lo lega al Basso mantovano grazie a Giorgio Gabrielli, artista del teatro di figura di San Benedetto Po, teatro ogni anno del Festival La Fiuma.

«Scolpire un vecchio incazzato che piange è la cosa più facile del mondo perché sono segni forti. La smorfia toglie il bello. Fare una faccia bella è la cosa più difficile. Perché l’occhio umano vede bello nella simmetria, in un certo tipo di lineamenti. Puoi riprodurli ma creano una fissità. La principessa si trasforma in una bambolina».

Il rispetto per le sue creazioni arriva quasi alla superstizione. «Non riesco a buttare via nulla, non ho mai bruciato niente. Ho come la sensazione che ci sia una maledizione se fai uno sgarro ad una marionetta. Le conservo tutte. So che non è vero, però... I burattini hanno proporzioni molto strane. Non come una testa umana, che ha le sue logiche. La bellezza è anche in queste asimmetrie: una bocca un po’ più aperta, un naso storto, l’orecchio che cade, le borse. Così i burattini si muovono e le ombre danno loro più ricchezza».

La puntata, pubblicata sul canale Youtube di Pantacon e sui canali social di Pantacon e Creative Lab, resterà visibile per una settimana, per passare il testimone venerdì 7 maggio alla scultura digitale di Archè3D.


 

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