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Il Liceo classico di Mantova svela la sua biblioteca di 15mila opere anche molto antiche

Itinerario al “Virgilio” con i professori Orlati e Berzaghi. Quattrocento testi vanno dal 1500 al primo Ottocento

GILBERTO SCUDERI
2 minuti di lettura

MANTOVA. All’angolo tra le vie Pomponazzo e Ardigò (in epoche andate si chiamavano del Carmine e del Ginnasio) l’edificio è maestoso, la mole imponente. Dentro è ancora più solenne. Tutto è spazioso, per la lunga, per la larga e in altezza. Ci si confonde, sia con lo sguardo che pedibus calcantibus. È il palazzo, di una certa età, che da un sacco di tempo accoglie il Liceo.

Secoli fa, meditando, ci gironzolavano i gesuiti che lì a due passi tenevano il convento. Entriamo e quasi subito, svoltando in qualche direzione, incontriamo una libreria con allineati i romanzi correnti, letture di svago, oltre che di studio. Poi, pressoché smarrendoci, saliamo due rampe di scale e al secondo piano – in fondo non sappiamo dove perché ci siamo persi – c’è la biblioteca. Fortuna, la dea bendata, sbircia e ci manda in soccorso Elena Orlati, vicepreside e docente di latino e greco, e Alessio Berzaghi che insegna filosofia e storia.

Una certa felicità, contenuta come ogni vera felicità, si impossessa di noi nella grande sala rivestita di svariate migliaia di libri, 15mila circa, di tutte le materie e discipline, di cui 400 antichi (dal Cinquecento al primo Ottocento) disposti per 350 metri lineari. Biblioteca interna per studenti e docenti, non aperta al pubblico se non su richiesta, nel caso a Mantova un tal libro si trovi solo qui, dopo avere interrogato online i cataloghi del servizio bibliotecario nazionale e quello – cui si appoggia il Liceo classico Virgilio con Liceo linguistico moderno – inserito nella rete delle biblioteche scolastiche mantovane, con software standard in uso presso le biblioteche della provincia.

Siamo in cima al palazzo? Non ancora perché, più in alto, c’è la specola dove tra Otto e Novecento si rilevavano giorno per giorno i dati meteorologici, annotati in fascicoli ora custoditi – scendendo – dentro un armadio in un locale accanto alla biblioteca. Nella quale i professori Orlati e Berzaghi ci mostrano alcune piccole meraviglie. Piccole nel senso che qui non troveremo né manoscritti miniati né la Bibbia di Gutenberg stampata con caratteri mobili alla metà del Quattrocento. È ciò che ci vuole. A volte, per trascorrere una serata e una notte in albergo, la modesta Rovigo è preferibile alla sontuosa Ferrara, come scrisse Tommaso Landolfi, sommo scrittore ormai di pochi lettori.

Nella biblioteca del Liceo bisogna andare a caccia di perle di dimensioni perfette, per ciò che le perle sono, non grandi. A parte il libro più antico posseduto – le Commedie di Terenzio Afro, tradotte dal latino in lingua toscana, edizione di Lugduni del 1558, Lugduni è Lione, in Francia – l’Annuario del R. Ginnasio-Liceo del 1924 annovera tra gli studenti Vittore Colorni (1912-2005).

Oggi la sua biblioteca, di 6mila volumi, donata dagli eredi nel 2007, è custodita in Biblioteca Teresiana, nello stesso palazzo (quello gesuitico degli Studi) che accoglie il Liceo.

In un altro Annuario troviamo come professore Isaia Visentini (1843-1909) che raccolse le Fiabe mantovane, pubblicate a Torino da Loescher nel 1879. Non dimentichiamo che tra i professori del Liceo ci fu il grande filosofo Roberto Ardigò (1828-1920).

Per sostenere gli studi nella biblioteca ci sono varie enciclopedie, qualcuna ancora utile, nonostante oggi si preferisca trovare tutto in internet. Gironzoliamo tra gli scaffali in cerca di due o tre libri simbolo, non necessariamente tra i cosiddetti introvabili o rarissimi. Ecco, nei saggi rossi della Einaudi, “La rivoluzione liberale” di Piero Gobetti.

Nella vecchia Bur, grigia, c’è “Tempi difficili” di Dickens. Trovato un classico dell’antropologia: “Modelli di cultura” di Ruth Benedict (1887-1948), collana Universale economica Feltrinelli, 1960, prima edizione italiana su quella americana del 1934. L’antropologa newyorchese parla di tre tipi di cultura: gli Zuñi del Nuovo Messico, i Dobu della Nuova Guinea e i Kwakiutl della costa nordoccidentale dell’America del Nord. Gli Zuñi sono modesti, tranquilli: apollinei. Dobu e Kwakiutl paranoici e megalomani, cattivi e crudeli: dionisiaci. Tra le carte del Liceo noi ci siamo sentiti simili agli Zuñi. Tra i libri del Liceo si trova pace e serenità, senza esagerare. 
 

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