Abbiamo imparato ad aggiustare il tempo

Dal 1997 in piazzale Marconi a Castel Goffredo. «Vendiamo, ripariamo, ricostruiamo e restauriamo orologi meccanici» Stanno sistemando anche il meccanismo della Torre. Un lavoro importante: «Ringraziamo per la fiducia»

MANTOVA. Il Bianconiglio che guida Alice nella nota favola di Lewis Carroll ha sempre fretta e il tempo, nel suo orologio da tasca, scorre veloce, come d’altronde il suo incedere nella scena. Qui, invece, nelle stanze del laboratorio dell’orologeria dei fratelli Dino ed Enrico Bonatti tutto rimanda, grazie all’ordine che vi regna, ad una sospensione creativa figlia del tempo dell’arte dell’artigianato. Sembra di essere in un’antica bottega rinascimentale.

Il tutto ricorda, semmai, il laboratorio dell’orologiaio e artigiano della serie Dark: ordine, silenzio (non si sente alcun tic-toc) e metodo necessari per riparare il tempo. In questo caso, però, non si tratta di viaggi nel tempo ma, semmai, di un viaggio nel lavoro, unico e affascinante, di chi ancora sistema manualmente orologi meccanici. «Digitali ed elettronici non ci interessano», spiegano di due fratelli, Dino 55 anni, ed Enrico 49 anni, castellani ormai d’adozione.

«Dal 1997 siamo qui, in Piazzale Marconi a Castel Goffredo con il nostro negozio. Vendiamo, ripariamo, ricostruiamo parti e meccanismi, e restauriamo orologi meccanici». Sembra tutto facile, ma a vedere i tavoli da lavoro, i macchinari, gli attrezzi, gli schedari e l’ampia biblioteca, si intuisce che questo è un lavoro non solo unico, ma frutto di una grande passione. «Tutto comincia quando avevo 11 anni - spiega Dino - al fianco di mio nonno, nel vicino comune di Carpenedolo. Era orologiaio e questa arte mi appassionava. Lo affianco e lui mi ha dato i primi insegnamenti».

Da quel momento il tempo scorre accanto a Dino. «A questa passione si affianca quella per l’antiquariato e, ad un certo punto, inevitabilmente le due si fondono insieme». Nasce così un’attività che ci costruisce di tassello in tassello, con lo scorrere del tempo appunto.

«Anche io, terminato il servizio militare, e dopo alcuni anni da artigiano, affianco mio fratello nei primi lavori», spiega Enrico. A quel punto la strada è segnata e anche se serve tempo per apprendere un’arte che, nel caso dei Bonatti, va dall’orologio da polso fino al meccanismo di grandi orologi da torre, serve anche lo spazio.

«La terra dove ha origine questa nostra passione e dove troviamo conoscenze e competenze, è la Svizzera. Frequentiamo La Chaux-de-Fonds e qui, oltre alla storia e ai musei, ci sono gli artigiani che ci hanno insegnato l’arte della riparazione, della costruzione dei singoli pezzi, della composizione, del montaggio e dello smontaggio», spiegano di due fratelli.

Fra le particolarità di questi due artisti della riparazione del tempo c’è che, parafrasando il condottiero Annibale - che era solito sostenere che “se non si trova una strada, se ne apre una nuova” - «noi, se non troviamo i pezzi di ricambio, sempre e solo originali, siamo in grado di costruirli. Da qui, dal nostro laboratorio, non esce un orologio meccanico che non abbia ripreso a funzionare. La soddisfazione prima di tutto è di vedere ripartire lo scorrere del tempo in questi gioielli. Più sono arrugginiti, consunti e rovinati, più noi siamo stimolati».

Un orologio meccanico, infatti, ha una vita sana di 6/8 anni, «poi deve essere revisionato. Olio e grasso, pur se in quantità microscopiche, agiscono sui metalli». Con i libri - una ricchissima biblioteca si trova in un corridoio del laboratorio - gli schedari, i cassetti con i rari pezzi originali, «con le nostre teste, perché qui non c’è computer che scheda il tutto, ci sono i nostri cervelli all’opera», prende vita un’arte fatta, spesso, di pezzi piccoli, microscopici, ricavati da lastre sottili, tagliati con lame simili a mine, che poi vengono lavorati per essere resi performanti e utili al funzionamento dell’orologio. Non solo piccole e microscopiche lavorazioni, ma anche interventi su grandi orologi e, allo steso tempo, di marche e modelli importanti e di alto livello.

«Stiamo sistemando anche il meccanismo dell’orologio originale della Torre di Castel Goffredo. Un lavoro importante, per il quale ringraziamo per la fiducia chi ha pensato a noi per questa opera. Stiamo ricostruendo alcuni pezzi e stiamo sistemando il meccanismo. Tutto questo lavoro noi lo doneremo, gratuitamente, alla comunità castellana», concludono i due fratelli Bonatti.

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