Due ore e venti di rap musica e balli di strada

SOGNANDO A NEW YORK Regia di Jon M. Chu, con A. Ramos, L. Gace, M. Barrera. Usa 2021.

Il titolo originale parla di “In the Heights”, quartiere newyorkese a lato del Washington Bridge, abitato per lo più da latini americani.


Incontriamo da subito il dominicano Usnavi (ha preso il nome dalla scritta sulla fiancata di un incrociatore, U.S.Navy), che gestisce un minimarket, la messicana Vanessa, parrucchiera, la portoricana Nina Rosario, studentessa vanto del quartiere, e poi cubane, cilene, e così via.

Tutte hanno ereditato da chi le ha precedute il sogno di un successo che non viene raggiunto. Solo Nina sembrava fosse vicina a una laurea in una prestigiosa università, se non avesse patito l’offesa di una ingiusta perquisizione, e non fosse tornata alle Heights triste e ammosciata.

Usnavi poi si organizza per far ritorno nella Repubblica Dominicana, anche se è innamorato di Vanessa, la bellissima bruna che vorrebbe diventare una stilista di moda.

“In the Heights” porta sullo schermo l’omonimo musical di successo del 2005, uno spaccato comunitario che risulta da molti quadretti di pochi personaggi, o da esplosioni di frenetici balli di strada.

Le composizioni sono di Lin-Manuel Miranda (anche sceneggiatore e cantante) che nel 2015 si confermava vincendo il Pulitzer per la drammaturgia di “Hamilton” (sugli schermi nel 2020). L’opera in proiezione in città sprizza vitalità e gioia di vivere quando giovani uomini e donne possono danzare e cantare insieme, così puntellando le loro delusioni, che emergono traboccanti di amarezza e sconforto se soli nelle loro abitazioni o in coppia. Fantastico è il numero di danza che si scatena in un locale notturno attorno a Vanessa, ballerina straordinaria, irruente. Colpisce viceversa l’assolo di Abuela (nonna) Claudia, vero epicentro morale del film, con la canzone in spagnolo (quasi tutte sono in inglese) “Pazienza e fede” . Che è un invito ad accontentarsi, a godere delle piccole cose che incontriamo sui nostri passi. Alla sua morte, tutti accorrono a renderle onore.

Se le diversità delle origini, in particolare quella portoricana (l’Autore è originario del P.), sono ampiamente rimarcate, nei momenti propositivi, le diverse etnie si mescolano solidali. E lo conferma Nina, allorché decide di terminare gli studi per poter un giorno aiutare i più giovani del quartiere ad emergere.

Due ore e venti di musica latina e rap. Tutti sono cantanti e ballerini di qualità. —



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