Gli spazi fisici, quelli mentali e il tradimento del luogo natio

“Spazionauti”, ovvero un dialogo anche sugli effetti della pandemia L’importanza e la capacità di prendere le distanze

Con la pandemia Covid gli spazi fisici si sono ristretti. Quelli mentali forse sì forse no. Quelli virtuali sicuramente dilatati. Il rapporto tra noi esseri umani e gli spazi sono stati il tema dell’incontro “Spazionauti” in piazza Castello con la scrittrice Donatella Di Pietrantonio e la restauratrice Emanuela D’Abbraccio (lavora anche ai Musei Vaticani) mentre l’architetto visionario Carlo Ratti era in collegamento streaming da Boston, dove insegna al Massachusetts Institute of Technology. Neri Marcorè, ospite fisso al festival da quasi tre lustri, ha fatto da padrone di casa rivolgendo domande. Il legame col luogo dove si è nati resiste nel tempo?

Per Di Pietrantonio, nata in una remota contrada dell’Abruzzo pedemontano, è fondamentale e fondante, luogo dei primi affetti, sebbene sia necessario «anche tradirlo, allontanarsi e osservarlo da fuori per vederlo nella maniera più oggettiva nelle sue ricchezze e nei suoi limiti» ha detto la scrittrice. Ratti è apparso più propenso a non attaccarsi troppo al luogo d’origine, e ad andare invece alla ricerca di nuovi spazi.


Per D’Abbraccio, di Norcia, il terremoto del 2016 è stato uno shock: gli spazi della sua città sono stati distrutti in pochi secondi, compresa la basilica di San Benedetto dove in quel periodo stata lavorando al restauro dell’altare. Marcorè ha accennato alla «città ideale dei 15 minuti», quella (come Mantova) in cui tutto è raggiungibile in un quarto d’ora. Articolata l’elaborazione di Ratti, che ha preso come esempio Parigi, dove tutto ciò di cui si ha bisogno è in effetti a 15 minuti a piedi o in bici da dove ci si trova. Questo vale all’80 o 90 per cento – altrimenti vivremmo in un paesino – e per il 10 o il 20 si può andare in giro per il resto della città. Per le città piccole sono vitali i collegamenti veloci con le grandi città e la prossimità dei servizi sanitari.

A Norcia l’ospedale più vicino è a 65 km «e c’è da pregare che ci sia un’ambulanza per non fare venire l’elicottero», ha detto D’Abbraccio. Fondamentali sono l’arte e la cultura, oltre ai prodotti alimentari tipici del luogo. Ma anche le prospettive per i giovani, e la semplificazione della burocrazia, che in Italia sembra frenare tutto. —



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