Mantova, le meraviglie della cappella nel giorno dedicato a Mantegna

In Sant’Andrea momento significativo per il 515° anniversario della morte. A gruppi di 5 persone alla volta, in tutto il giorno sono entrati in circa 200

MANTOVA. Lunedì 13 settembre è stato l’Andrea Mantegna day, per i 515 anni dalla morte avvenuta a Mantova il 13 settembre 1506. Tre i luoghi delle celebrazioni: la cappella di San Giovanni nella basilica di Sant’Andrea (dove è sepolto), la Camera degli sposi in palazzo Ducale e la casa dove abitava, in contrada dell’Unicorno, oggi al numero 47 di via Acerbi.

Mantova, l'apertura straordinaria della cappella del Mantegna in Sant'Andrea

In presenza del rettore di Sant’Andrea, don Renato Pavesi, c’è stata l’apertura della cappella (di regola chiusa) salutata dal vicesindaco Giovanni Buvoli e dal vicepresidente della Provincia Paolo Galeotti, mentre due cavalieri della Compagnia della Rosa facevano la guardia in abiti del ’400, con elmo, guanti metallici e spadone.

Il loro presidente, Marcello Bertolini, ha aggiunto i suoi saluti a quelli di Buvoli e Galeotti; e Mirko Gragnato, presidente di Novae Deae, ha eseguito alla viola il “Largo” di Telemann in Sol maggiore, tonalità scelta perché lo stemma di Mantegna era il Sole, simbolo anche del marchese Ludovico II Gonzaga che glielo aveva concesso. Dopo la messa in ricordo di Mantegna, la cappella è stata a disposizione del pubblico: a gruppi di 5 persone alla volta, in tutto il giorno sono entrati in circa 200, accompagnati da Gragnato e dai volontari della basilica coordinati da Fabio Braghiroli.

Incuriositi, diverse volte alcuni visitatori estemporanei della chiesa si sono uniti ai prenotati, ma sono stati gentilmente invitati ad attendere, per potere entrare tra un turno e l’altro. Mentre altri arrivavano in Sant’Andrea dal castello di San Giorgio, dove avevano ammirato la Camera degli sposi (il tour prevedeva, compresa nel biglietto, un’escursione alla cappella di San Giovanni). Anche alla Casa del Mantegna, c’è stata affluenza - 150 presenze a fine giornata - per leggere la Gazzetta di Mantova (sia originale che digitalizzata, con fascicolo della rassegna stampa fatta all’epoca dall’Ente provinciale per il turismo) di quando, dal 9 settembre 1961 a novembre, rimase aperta in Ducale la grande mostra di Mantegna, con 200mila visitatori, tra cui il presidente della Repubblica Gronchi, i poeti Quasimodo e Ungaretti, il pittore Salvador Dalí e Monica Vitti che quell’anno era nelle sale col film di Michelangelo Antonioni “La notte”.

Tornando alla cappella in Sant’Andrea, tra le altre splendide cose (di Correggio e altri, affreschi e quadri) c’è anche un busto in bronzo che raffigura Mantegna - serio, con sguardo accigliato - con sotto un’epigrafe in latino, dovuta alla penna dell’umanista mantovano Battista Spagnoli, che tradotta afferma Mantegna «pari se non superiore ad Apelle», celeberrimo pittore greco antico, dai più conosciuto per la filastrocca “Apelle, figlio di Apollo, fece una palla di pelle di pollo”, citata da alcuni visitatori, interessati alla cultura sia alta che popolare. 

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