Cacciari a Mantova: «Virgilio poeta fonte di eloquenza e di bello stile»

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L’ottava edizione del Festival della Bellezza, intitolata “Dante e l’espressione poetica”, ha fatto tappa a Mantova al teatro Bibiena martedì sera

MANTOVA. L’ottava edizione del Festival della Bellezza, intitolata “Dante e l’espressione poetica”, ha fatto tappa a Mantova al teatro Bibiena martedì sera con Massimo Cacciari che ha intrattenuto il numeroso pubblico con la lezione Dante e Virgilio. Il poeta è profeta. Il titolo trova ragione, anche, nella parola “vate” che significa indovino, profeta, poeta che compone opere di tono profetico. È il caso sia di Dante che di Virgilio. Quest’ultimo è relegato nel Limbo perché è vissuto prima di Cristo: sta eternamente tra “color che son sospesi” e per lui la salvezza è impossibile. Potrà dunque essere guida nell’Inferno - “Allor si mosse, e io li tenni dietro” dice Dante eleggendo a suo maestro l’“anima cortese mantoana” - e nel Purgatorio, ma non nel Paradiso dove a guidare il poeta fino a “riveder le stelle” sarà Beatrice.

Nel Medioevo Virgilio era considerato mago e indovino. Nella Divina commedia è poeta «fonte di eloquenza e di bello stile, che deve condurre Dante a quella eloquenza e a quello stile» ha detto Cacciari, proseguendo sul fatto che «il poeta è colui che forma la lingua, è l’anima del linguaggio, senza poeti un idioma muore». Non solo il poeta cristiano è dotato di spirito profetico, ma anche quello pagano. «Al culmine della poesia c’è la profezia» ha detto ancora Cacciari.

Un altro suo tema è stato il radicamento di Virgilio alla sua terra. Subito nel primo canto dell’Inferno si presenta con le parole “li parenti miei furon lombardi, / mantovani per patria ambedui”. Poi nel sesto canto del Purgatorio, quando si profila l’anima di Sordello, Virgilio spende immediatamente una sola parola: “Mantova…”, non potendo proseguire il discorso per la pronta sovrapposizione del poeta di Goito: “O mantovano, io son Sordello, / de la tua terra”, prima dell’abbraccio tra i due. Mantova quindi come simbolo identitario, mentre di controcampo il testo di Dante prosegue con l’invettiva “Ahi serva Italia, di dolore ostello”. Oltre a questi, moltissimi sono stati gli spunti lanciati da Cacciari, tra poesia, filosofia e teologia. A 700 anni dalla morte di Dante, il Festival della Bellezza propone 30 eventi - iniziati in luglio si concluderanno in dicembre - in luoghi danteschi, città d’arte e siti Unesco. GILBERTO SCUDERI

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