I preziosi manoscritti da Palazzo Ducale tornano alla Diocesi di Mantova

Presenti in sala studenti della scuola media Alberti e del liceo musicale. La storia dei corali della cattedrale di Mantova (adoperati in duomo per le solennità religiose) è da giallo: infatti furono rubati. Risolto il caso, nel 1914 vennero depositati a palazzo Ducale

MANTOVA. Sono tornati a casa, nell’Archivio storico diocesano, dopo varie peripezie, secolari. Sono cinque libri corali manoscritti e miniati restituiti da palazzo Ducale alla diocesi di Mantova. Due del XIV secolo (che dal 15 ottobre saranno esposti al Ducale alla mostra “Dante e la cultura del Trecento a Mantova”) e tre del XV secolo.

La cerimonia di riconsegna si è svolta ieri mattina nel salone degli arazzi del palazzo vescovile dove sono intervenuti il vescovo Marco Busca, il direttore del Ducale Stefano L’Occaso, il questore Paolo Sartori e il direttore dell’Archivio storico diocesano don Massimiliano Cenzato, introdotti dal direttore dell’Ufficio beni culturali della diocesi don Stefano Savoia.


Presenti in sala studenti della scuola media Alberti e del liceo musicale. La storia dei corali della cattedrale di Mantova (adoperati in duomo per le solennità religiose) è da giallo: infatti furono rubati. Risolto il caso, nel 1914 vennero depositati a palazzo Ducale, e nel 1916 fu disposta la restituzione. Anno di grande guerra, con problemi a non finire su tutti i fronti, bellici e culturali, il 1916 fece cadere nel dimenticatoio questi preziosissimi libri dei tempi bonacolsiani e gonzagheschi. Finché il covid, vituperatissimo per altri versi, diede una mano. Chiuso quasi in solitudine nella reggia dei Gonzaga, L’Occaso poté dedicarsi anche a loro. E qui, altro miracolo italiano: il successo delle istituzioni pubbliche, insieme. Mentre L’Occaso riscopriva e accudiva, la questura faceva ricerche nei suoi archivi, in quelli del tribunale e nell’Archivio di Stato. Tutto tornava, e ora, dopo 105 anni, queste meraviglie dell’arte, della musica e della storia della Chiesa mantovana hanno la loro giusta collocazione, a disposizione degli studiosi, perché sui corali c’è ancora molto da scoprire, oltre al fatto che dovranno essere restaurati e che altri pezzi dispersi sono ancora da recuperare, non si sa dove.

Alla fine della cerimonia, il coro Lusit Orpheus diretto da Licia Mari ha intonato, prima in quartetto e poi insieme agli studenti, alcune antifone gregoriane tratte dai corali ritrovati. Tutto questo per raccontare, sommariamente, come grazie a chi lavora bene, una storia sia giunta a lieto fine. —

GILBERTO SCUDERI
 

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