Dante alla corte dei Gonzaga, il Trecento rivive al Ducale di Mantova

Inaugurata l’esposizione nell’appartamento di Guastalla rimesso a nuovo. In mostra gli affreschi dalla cappella Bonacolsi e i manoscritti della Comedia

MANTOVA: La mostra “Dante e la cultura del Trecento a Mantova” è stata inaugurata il pomeriggio di venerdì 15 ottobre a Palazzo Ducale nelle sale di Guastalla. Resterà aperta al pubblico fino al 9 gennaio. Mostra importante per più motivi. Per i tesori d’arte che, a esclusione di quelli provenienti da prestiti, resteranno in esposizione permanente. Per il fatto che il Trecento mantovano è un secolo poco indagato, del quale rimangono non molte testimonianze, tuttavia fondamentali per comprendere il periodo successivo, il Rinascimento e lo sfarzo della corte gonzaghesca.

Poi perché all’epoca dei Bonacolsi e dei primi Gonzaga, dal punto di vista politico e militare Mantova era una potenza di tutto rispetto. E, ancora da studiare compiutamente, per il legame di Mantova con Dante, certamente molto importante per la diffusione dell’Inferno e del Purgatorio intorno al 1313 e per la probabile, sebbene controversa, presenza di Dante a Mantova verosimilmente nell’autunno o inverno del 1319, per preparare la conferenza “Questio de aqua et terra” che tenne a Verona nel gennaio 1320.

Tutte questioni oggetto della presentazione della mostra, ieri mattina nell’atrio degli Arcieri dove sono intervenuti il direttore del Ducale Stefano L’Occaso, il sindaco Mattia Palazzi e il direttore generale dei Musei Massimo Osanna. Quest’ultima presenza significativa per l’interesse del ministero della Cultura nei confronti di Mantova e dell’arte che custodisce, superiore a quella delle città vicine, più grandi per numero di abitanti ma meno per storia e vestigie del passato.

Visitando le sale dell’appartamento di Guastalla, allestito per l’occasione e rimesso a nuovo compresa la cappella Gonzaga, ci si immerge in quell’epoca lontana. L’ammirazione è prodigiosa e fa rivivere quel mondo attraverso gli affreschi del 1328-1330, di scuola giottesca, strappati dai muri della cappella Bonacolsi (nel palazzo Acerbi-Cadenazzi, all’angolo tra via Cavour e piazza Sordello), i corali che successivamente al 1330 servivano a cantar messa in duomo e i manoscritti della Comedia di Dante.

La dichiarazione di L’Occaso riassume: «Palazzo Ducale è orgoglioso di partecipare, all’interno del programma nazionale del ministero della Cultura, alle celebrazioni dantesche che stanno animando i palinsesti culturali di molte istituzioni italiane. Il rapporto tra il sommo poeta e Mantova, inscindibile in virtù dei natali di Virgilio, è indagato da questa preziosa mostra, che per la prima volta presenta una panoramica dell’arte a Mantova nel Trecento».

La panoramica comprende anche il ritratto di Dante in una lunetta della Galleria degli Specchi, affresco attribuito alla bottega di Antonio Maria Viani. Comprende il testo della Comedia impresso a Mantova nel 1472 dai fratelli Giorgio e Paolo Puzbach che, insieme ad altri, portarono dalla Germania l’arte della stampa di Gutenberg. I tesori d’arte esposti sono tanti, uno più bello dell’altro. È necessario visitare la mostra (oggi apre alle 8.20 e chiude alle 19.15 come tutti i giorni da martedì a domenica, nel percorso del Ducale) e leggere lo splendido catalogo, edito da Sometti, con testi di Roberta Benedusi, Andrea Canova, Giuseppe Gardoni, Stefano L’Occaso e Michela Zurla.

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