Strage di piazza Fontana: a Mantova c’è il magistrato che riaprì le indagini

Il 26 novembre al Bibiena Guido Salvini parlerà del suo libro “La maledizione di piazza Fontana” (Chiarelettere), scritto insieme al giornalista Andrea Sceresini

MANTOVA. Se fosse un romanzo, sarebbe un giallo dal ritmo incalzante, pieno di colpi di scena e personaggi opachi, faccendieri e doppiogiochisti. Ma è storia recente della nostra democrazia fragile, minacciata dalle bombe e dai depistaggi. Recente eppure remota, la storia di piazza Fontana, e della strage che il 12 dicembre 1969 uccise a Milano 17 persone e ne ferì 88. Remota perché sotto le macerie della Banca Nazionale dell’Agricoltura è finita anche la memoria collettiva di un paese già smemorato di suo. Figurarsi adesso che la pandemia sembra aver schiacciato il discorso pubblico sulla linea del presente.

A raccontare le trame di piazza Fontana, oggi al Teatro Bibiena, sarà Guido Salvini, il magistrato che negli anni ‘90 riaprì le indagini sull’eversione nera e la strage alla Banca Nazionale dell’Agricoltura, autore dell’istruttoria che portò all’ultimo processo, puntualmente smontato. E autore anche del libro “La maledizione di piazza Fontana” (Chiarelettere), scritto insieme al giornalista Andrea Sceresini. L’appuntamento, a ingresso libero, è alle 17.30: a dialogare con Salvini sarà Andrea Di Michele, ricercatore di storia contemporanea.

A tingere di giallo il libro, oltre alle curve della vicenda, è l’innesco stesso: nel 2008, tre anni dopo l’assoluzione degli ultimi neofascisti imputati per la strage, Salvini riceve la lettera di un ex ordinovista padovano: «La prego contattarmi personalmente per novità su piazza Fontana». Sarà il primo passo di una lunga e puntigliosa inchiesta privata, resa pubblica attraverso le pagine del libro: una vera e propria ricerca degli uomini di piazza Fontana. I nomi e le storie dei terroristi neri sfuggiti alla giustizia. Un documentato atto d’accusa contro una parte della magistratura, le sue responsabilità e inadempienze.

Nel corso di dieci anni Salvini è tornato a parlare con le sue vecchie fonti, ne ha trovate di nuove, ha smontato le bugie e gli alibi che avevano messo in difficoltà le accuse, e raccolto elementi e riscontri a carico di soggetti mai sfiorati dalle indagini. A invitarlo a Mantova è stato il presidente del consiglio comunale, Massimo Allegretti, che segnala: «L’Italia non ha una memoria nazionale pienamente condivisa e ritengo che la politica e una classe dirigente seria abbiano il dovere di fare proprio questo compito, non certo inasprire divisioni per meri interessi di parte». —

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