La tempesta di Ceramic Dog: la band perfetta per l’urlo di Marc Ribot

Mercoledì all’Ariston il penultimo appuntamento del Mantova Jazz organizzato da Arci e Circolo Chiozzini con Comune e Conservatorio

MANTOVA. Marc Ribot è un maestro ruvido e sublime, innamorato della vita che sempre abita nella grande musica. È un mistico materialista, un santo incorruttibile dalla volgarità, uno sperimentatore capace di pensare voli innovativi che lo costringessero da subito a ridisegnare i confini e le mappe dello strumento. Un improvvisatore capace di lanciare bagliori di lama sul rauco espressionismo di Tom Waits, di regalare energia terrena al radicalismo jewish di John Zorn o di trasformare vecchi inni da discoteca in trampolini psichedelici. Quella della sua chitarra è ormai una voce imprescindibile dell’élite artistica newyorchese, sulla scia delle accelerazioni di Charlie Parker, del lirismo notturno di Davis, delle angolari architetture monkiane, dell’ascesi coltraniana, del grido di Ornette Coleman ma anche delle abrasioni vocali di Lou Reed.

Una voce che sembra estratta dalla stessa materia dei ponti e dei loft di Lower Manhattan, Harlem o Brooklyn, raccontati visivamente dal bianco e nero di Shirley Clarke o del primo Jarmusch. La sua è una poetica di astrazione concretissima e tangibile, come quella dei quadri di Jackson Pollock, di Mark Rothko o delle partiture di Earle Brown e Morton Feldman.

Ribot è un intellettuale newyorchese organico che nella maturità magnifica dei suoi cinquant’anni ha, tra le altre cose, messo insieme Ceramic Dog, una band perfetta, essenziale e multilinguistica, asciutta ed intransigente. A suo modo onnipotente come tutti i grandi “power trio” degli anni Sessanta del jazz o del rock, dal grande trio del 1965 di Albert Ayler con Gary Peacock e Sunny Murray, fino agli Experience di Jimi Hendrix o ai Cream del giovane Clapton. I Ceramic Dog, oltre a Ribot, sono Shahzad Ismaily (Secret Chiefs 3, Barbez, Will Oldham, Ben Frost) al basso e Ches Smith (Xiu Xiu, Mary Halvorson, Elliott Sharp, Trevor Dunn’s Trio-Convulsant) alla batteria. Insieme hanno pubblicato alcuni dei dischi più urgenti e salvifici degli ultimi anni, attraversando e commentando prima l’America paranoica e violenta dell’era Trump, poi quella sbigottita e rattrappita dell’era Covid.

E insieme saranno anche, mercoledì alle 21, sul palco dell’Ariston di Mantova (biglietto 20 euro su Vivaticket e la sera del concerto dalle 18.30) per il penultimo appuntamento di Mn Jazz Chiozzini (mantovajazz.it), arrivato alla sua quarantesima edizione ed organizzato da Arci Mantova e Circolo del Jazz Roberto Chiozzini, in collaborazione con Comune e conservatorio Campiani e col sostegno di Grana Padano (per altre informazioni info@mantovajazz.it 348-0072215). 

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