Addio a Demetrio Volcic: al Bibiena spiegò il crollo dell’Unione Sovietica

Il corrispondente Rai da Mosca, scomparso domenica, fu ospite di Festivaletteratura nel 1997

MANTOVA. Ricordiamo Demetrio Volcic, morto ieri. Fu per molti anni corrispondente Rai da Mosca e da altre capitali dell’Europa dell’Est. Era il settembre 1997, al teatro Bibiena per il Festivaletteratura.

Dalla prima fila l’editore Giulio Einaudi gli chiese dove fossero finiti i letterati russi dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Risposta: «Mosca come potenza culturale è sparita dalla scena». Poco dopo Einaudi uscì dal teatro. E Volcic: «È strano che il principe degli annusatori della letteratura si chieda dove sono finiti i letterati russi». Semplicemente non c’erano e non ci sono più. Chi ha mai visto al Festivaletteratura uno scrittore russo? Domanda: cosa resta dell’uomo comunista?

Risposta: «L’uomo che oggi avanza nella nuova realtà russa non è un intellettuale ma un uomo che sa usare il kalashnikov, legge “Playboy” e tira fuori tutto l’egoismo per sopraffare gli altri».

Una certa percentuale di russi «ha capito come funziona il capitalismo primitivo, senza regole» proseguì Volcic. Una domanda dal pubblico, su Gorbaciov: come mai il popolo russo non gli ha dato consenso? «Ha creato aspettative poi non soddisfatte - rispose Volcic - e il popolo russo ha sempre avuto bisogno di figure forti: gli zar, Stalin» (ora c’è Putin). La successiva domanda: la Russia rappresenta un pericolo per l’Occidente? «Tutto è pericolo. Ma in Russia ci sono milioni di persone che possono essere considerate potenziali clienti dell’Occidente». Volcic usò anche un’efficace similitudine: L’elefante, anche di buon umore, calpesta l’erba».

Uscendo da questa lezione di politica e economia, accenniamo alla passeggiata per Mantova di Demetrio Volcic e la scrittrice Edgarda Ferri, a braccetto. Nel 1997. GILBERTO SCUDERI

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