Medaglie per Fausto e Silvio, sono testimoni dell’orrore

Il riconoscimento del Presidente della Repubblica a due ex internati. Le cerimonie con i parenti a Roverbella e a Moglia: i racconti

MANTOVA. Il Giorno della Memoria per ricordare non solo l’orrore, ma anche il coraggio di giovani che hanno saputo dire no e sono stati deportati in Germania, ma hanno avuto la fortuna di sopravvivere e poterlo poi raccontare alla fidanzata, ai figli e ai nipoti. «È tornato per me!», ha esclamato Adele nel municipio di Moglia. Lei, 90 anni, cammina con il carrellino; lui, Fausto Marossi, 97, con i bastoni. Era un ragazzo, ma si ribellò ai tedeschi. Ieri ha ricevuto la medaglia d’onore del presidente della Repubblica dalle mani del prefetto Michele Formiglio, presenti la sindaca Simona Maretti e il Presidente della Provincia Carlo Bottani. Lui era felice, dopo una notte sveglio all’idea di incontrare «tutta quella gente» Accanto a lui, Adele e il figlio Bruno con la compagna. È stata lei a darsi da fare per la domanda. «Parlava sempre della Germania, ma pronunciava il nome del lager alla mantovana. Io sono nata a Zurigo, non conoscevo la storia italiana».

Nella vita ha fatto il meccanico di biciclette, anche a Mantova, in via Montanara e Curtatone per vent’anni. «A Moglia giocavo con i putlet in fond alla Secia, siamo stati arrestati insieme, poi da Mantova siamo riusciti a scappare, ma i carabinieri mi hanno ritrovato a Moglia».

A Roverbella, il prefetto in municipio ha invece trovato Silvio Gattazzo, 98 anni, insieme al sindaco Mattia Cortesi e a Bottani. A vent’anni fu arrestato a Trento, cinque giorni dopo l’8 Settembre. Si rifiutò di unirsi ai tedeschi e fu portato in Germania. Una durissima prigionia e solo 5 mesi dopo che la guerra era finita, potè tornare a casa. Ha fatto il tornitore a Torino, poi si è riallacciato alle sue radici, a Roverbella. È vedovo, ma è nonno e bisnonno. Con lui la figlia Laura e il genero Dario Vincenzi. La sua storia di soldato coraggioso è stata recuperata dal sindaco che, dal suo insediamento, ha istituito “Roverbella nella memoria per non dimenticare”. Attraverso una ricerca sui fogli matricolari dei cittadini più anziani, ne ha scovati diversi che meritavano la medaglia istituita nel 2006. «Redento Pasquali ha incontrato le terze medie di persona e poi online: in video ha così incontrato la figlia di un altro internato di Steinbruck, che ha scritto un libro sui diari del padre. Vive a Roma e l’ho rintracciata con Facebook. I ragazzi erano emozionatissimi e si sono commossi quando poi è mancato».

Un aiuto per presentare le domande al Quirinale l’ha fornito un ex militare del Quarto Missili, Luigi Filochi. «Nel 2008 ho ottenuto la medaglia per mio padre Tommaso, che era scampato alle Fosse Ardeatine e finito in Germania, dove più volte aveva rifiutato di aderire alla Repubblica sociale, nonostante la fame e le percosse». Poi Filochi ha continuato per gli altri: «Ormai sono circa 180, di Mantova e non solo. Ogni volta è come ricordare mio padre». La ricerca inizia sui fogli matricolari in Archivio di Stato, poi anche con ricerche all’estero.

Due belle cerimonie, molto partecipate e suggestive anche per il prefetto, che il 27 gennaio consegnerà le medaglie ai parenti di altri 13 ex internati ormai deceduti, alcuni di cui ha ritrovato i documenti proprio Filochi.

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