Se ogni straniero è un nemico alla fine della catena c’è il lager

L’idea di un “nuovo ordine”: la xenofobia cresce ancora, in Italia e in tutta Europa. La memoria e lo studio della storia servono ogni giorno contro le semplificazioni

Da più parti, si coglie un certo disappunto nei confronti del 27 gennaio, giorno della memoria, scelto dal legislatore come simbolo della tragedia dello sterminio ebraico.

La data coincide anche con la liberazione del Lager di Auschwitz, dove morirono più di un milione e centomila ebrei, lì deportati in prevalenza dall’Europa dell’Ovest, insieme ad altre migliaia di vittime razziali e non.

Si afferma che «quella storia» è ormai troppo lontana da noi per aiutarci a comprendere le tragedie del presente.

Il progetto nazista, condiviso dal fascismo italiano, di un «Nuovo ordine europeo» e di una Europa abitata solo da uomini e donne di razza superiore nacque e si sviluppò, negli ambienti conservatori della Germania, all’indomani della fine della Prima Guerra mondiale.

I figli e i nipoti di coloro che avevano combattuto e perso, non solo la guerra, ma anche l’onore, si chiesero perché ciò fosse accaduto e, ne attribuirono la responsabilità al sangue germanico impuro, avvelenato dalla presenza di esseri inferiori.

Questi individui cui fu attribuita la sconfitta della Germania vennero individuati in alcune categorie: i disabili, e i malati cronici; i nemici del nuovo regime hitleriano; i diversi per comportamento sessuale o a causa del fatto che la loro religione costituiva un impedimento al culto del Führer; gli ebrei che, pur vivendo da tempo nelle città tedesche, non potevano essere ariani.

Fu proprio questo quadro «razziale» della popolazione tedesca a spingere i militanti nazisti, che a partire dal 1933, ricoprirono le cariche più importanti del Reich tedesco, a disegnare la grande utopia di una nuova Europa «ariana».

Il terrore dei diversi, cui venne attribuita la colpa del crollo della Germania, spinse il governo nazista a prendere provvedimenti amministrativi immediati: dare il via all’eliminazione, a mezzo eutanasia degli inadatti e impuri (progetto T4); procedere alla sterilizzazione di chi aveva generato disabili e malati cronici; creare luoghi di detenzione (Lager) rieducativi per quei tedeschi considerati sotto-uomini, perché si opponevano al progetto nazista; allontanare dalla Germania gli ebrei, immaginando per loro, a partire dal 1940, una terra lontana, per sfruttarli come schiavi.

Questo razzismo sociale partiva da un dato poco segnalato dai libri di storia: la paura di chi non poteva essere considerato ariano; in breve, dalla xenofobia che attraverso un lento percorso di provvedimenti amministrativi e decisioni anche impreviste, portò il regime hitleriano a concepire e a realizzare lo sterminio. Una scelta che non fu pensata fin dall’inizio. Poiché all’origine di questo processo ci fu un pensiero xenofobo, la paura dell’impurità dell’Altro, del diverso, allora questa storia lontana ci è molto vicina.

La xenofobia sta crescendo nelle nostre contrade e in tutta l’Europa e il monito di Primo Levi in proposito è chiaro.

Nell’introduzione a Se questo è un uomo, scrive: «A molti individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che ogni straniero è nemico. Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta in atti saltuari e incoordinati e non sta all’origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene [quando diviene un sistema di pensiero], allora al termine della catena sta il Lager».

L’innesco del razzismo nazista e dello sterminio fu la xenofobia. Occorre per questo riaffermare la necessità della memoria e dello studio della storia, contro ogni semplificazione.

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