L’omaggio a Battiato firmato Bozzolini mercoledì sera in onda su Rai 1

ANSA

In prima serata il docufilm “Il coraggio di essere Franco” ideato e prodotto da Angelo Bozzolini, regista romano molto legato alle sue origini mantovane

MANTOVA. Un anno fa moriva Franco Battiato. Mercoledì 18 maggio in prima serata RaiUno lo ricorderà con un docufilm, “Il coraggio di essere Franco”, ideato e prodotto da Angelo Bozzolini, un regista romano molto legato alle sue origini mantovane: mamma di Ostiglia e padre premiato anni fa come “Viadanese dell’anno”. Bozzolini, già autore del bellissimo “Che storia è la musica!” con Fabrizio Bosso e dello spettacolo in piazza Duomo a Cremona subito dopo la prima ondata di Covid, pochi mesi dopo la scomparsa del cantautore siciliano, decise di indagarne la figura.

Ecco dunque “Il coraggio di essere Franco”, ritratto intimo di un genio che ha rivoluzionato la musica pop. «La voce narrante è quella di Alessandro Preziosi - racconta Bozzolini - una sorta di Virgilio che ci accompagna nel viaggio alla conoscenza di Battiato. Il suo racconto fornisce l’armatura che tiene insieme le testimonianze di chi gli fu più vicino, dalla nipote Cristina Battiato, che vive a Dubai, ai suoi collaboratori più stretti, a personaggi noti che parlano del Battiato politico (Marco Travaglio), scrittore (Antonio Scurati) e pittore (Vittorio Sgarbi)».

Battiato aveva una formazione musicale colta ed era ammaliato da ritmi e armonie inconsueti per la musica leggera, e scrisse anche successi per altri cantanti. Il docufilm, prodotto da “Aut Aut” insieme a Rai Documentari, utilizza materiali inediti dagli archivi della famiglia, della Rai, della Cineteca di Bologna, della Universal Music ed entra per le riprese nelle case di Milano e di Milo in Sicilia. Tra gli inediti i testi autografi del 1966 e le foto del suo primo duo con Gregorio Alicata, “Gli ambulanti”, insieme ad un brano mai ascoltato prima.

«Nessuno come Battiato è riuscito a scardinare le regole del gioco in così tanti ambiti votando la sua creatività al risveglio della coscienza del pubblico - spiega Bozzolini - Scalava le classifiche e approfondiva la propria spiritualità, con un sincretismo tutto suo. Ho incontrato anche il gesuita che gli è stato vicino nella malattia». Dall’inizio di carriera all’incontro con la musica di Stockhausen, dal primo album “Fetus” (1972), fino a “La Voce del Padrone” (1981). Oltre a successi come “L’era del cinghiale bianco”, “La Cura”, “Centro di gravità permanente”, “Cuccurucucù”. Battiato ci porta dalla Sicilia del Dopoguerra, ancora carica di valori cristiani, alla Milano degli anni ’60 e del boom economico, fino all’incontro con le filosofie orientali e il Buddismo

Musicista, cantante, uomo di teatro, assessore alla cultura. Ne parleranno Alice, Luca Madonia, Sonia Bergamasco, Willem Dafoe, Giovanni Caccamo, Marco Travaglio. E Morgan, che nel docufilm esegue in anteprima "Battiato mi spezza il cuore”, il brano composto in occasione della malattia.

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