Ceriana: «Mantegna ha formato il gusto della città»

Ospite a palazzo San Sebastiano il grande esperto di pittura e scultura del Rinascimento

MANTOVA. Il caso Mantegna e Mantova, un unicum nella storia dell’arte. A dirlo è Matteo Ceriana, un grande esperto di pittura e scultura del Rinascimento con un particolare riguardo ai legami tra pittura e architettura, ospite ieri a palazzo San Sebastiano per l’ultimo appuntamento di primavera di “Flash d'arte. Racconti per un nuovo museo 2022”.

«L’ornato civile sacro della città è stato condizionato in modo definitivo dalla ricerca formale di un singolo – ha detto -. Molti metri quadrati alla maniera di Mantegna sono stati realizzati a lungo e, per l’estensione di questo gusto, direi che è proprio un caso singolare. Dopo di lui non c'è stata una figura altrettanto forte e quindi si può affermare che ha formato il gusto della città».

Un folto pubblico ieri pomeriggio ha partecipato all’appuntamento Mantegna e l’architettura, soprattutto dipinta dopo l’introduzione di Veronica Ghizzi, direttrice dei Musei Civici, che ha annunciato il riallestimento della sala dei Trionfi, per l’autunno, e, soprattutto, quello del tempio di San Sebastiano che sarà inaugurato già a metà giugno. «Diverrà “un nuovo Tempio per l'architettura” – ha detto -. La struttura progettata dall’Alberti a partire dal 1460 sorge non a caso di fronte alla casa del Mantegna costruita in un terreno che gli aveva donato Ludovico Gonzaga. Il modo migliore di raccontare il Tempio è iniziare dal contesto culturale in cui è sorto e anche dal dialogo aperto tra Leon Battista Alberti e il celebre pittore». L’appuntamento, che ha affrontato l’uso personale che Mantegna faceva dell’architettura, della sua empatia per il corpo e i materiali delle costruzioni, il gusto dell’antico come fonte incessante d’ispirazione, si è concluso con con una visita speciale, in esclusiva per i presenti alla Casa del Mantegna e un autorevole pensiero da parte di Matteo Ceriana sul destino dell'edificio. «Penso che, se ci fosse la forza, potrebbe essere utilizzato come centro di ricerca e di esposizione, sulla pittura, scultura e architettura, in collaborazione con le università e altre istituzioni culturali – ha detto -. E' un edificio tale che ha senso anche vuoto. Credo che il criterio nella scelta, anche delle mostre, dovrebbe essere quello filologico». Paola Cortese

Video del giorno

Ucraina, la fuga disperata del caccia russo in fiamme

La guida allo shopping del Gruppo Gedi