Così i pompieri divennero eroi a Mantova: la storia ricostruita da Fochi

La ricerca sui primi 100 anni dei Vigili del fuoco in città: dalla nascita nel 1833 sotto il governo austriaco fino ai tempi del fascismo

MANTOVA. «Da sempre la divisa del vigile del fuoco è la più popolare, quella che ogni bambino sogna di indossare da grande». Così Maurizio Fochi, che da anni si dedica allo studio e alla ricostruzione dello sviluppo del corpo a Mantova, introduce la sua ricerca sui primi cento anni di storia dei pompieri nella nostra città. A partire dalla pubblica dimostrazione nel giorno della fondazione della Compagnia de’ zappatori e pompieri, il 30 maggio 1833, fatta in piazza Pallone (l’odierna piazza Lega Lombarda), fino alla celebrazione della V giornata del Pompiere organizzata a Mantova nel 1933 dalla federazione provinciale fascista.

Insomma, un bel salto: dal governo austriaco a quello di Benito Mussolini. Ma d’altronde la storia del primo secolo di vita dei pompieri mantovani narrata da Fochi in un articolo dal titolo dantesco (Poca favilla gran fiamma seconda) nel numero di maggio della rivista Quaderni di storia pompieristica, e ricostruita sulla base di ricchissime fonti d’archivio, permette di spolverare frammenti di storia politica e sociale della nostra città.

Le azioni dei nostri pompieri, descritte da Fochi, vanno dallo spegnimento dell’incendio scoppiato nel 1851 nella chiesa della Santissima Trinità (durato 8 giorni) agli interventi per affrontare la disastrosa esplosione avvenuta il 28 aprile del 1917 nel forte di Pietole, un’emergenza che avrebbe potuto coinvolgere l’intera città con effetti terrificanti che evocano scenari degli incidenti industriali della nostra epoca. Un episodio che verosimilmente meriterebbe un approfondimento di ricerca, per l’impatto che ebbe sulla città e gli aspetti mai del tutto chiariti sulle cause.

Ma le azioni dei vigili del fuoco descritte nella ricerca riguardano anche, come oggi, la vita quotidiana della città, fatta di piccoli e grandi drammi individuali. Come il salvataggio di ragazzi che rischiavano di annegare nel Rio ad altezza del ponte Arlotto.

Fochi, nato il 16 marzo 1955 a Mantova conosce bene il ruolo che hanno i vigili del fuoco in un comunità, visto che ha prestato a lungo servizio nel comando di viale Risorgimento. Dal 2009 copre il ruolo di presidente provinciale dell’associazione nazionale dei vigili del fuoco, ed è tra i curatori della galleria storica di piazza Arche, che proprio lo scorso maggio ha compiuto 30 anni. Fochi, che ha utilizzato «un malloppo di documenti» raccolto dal compianto Pietro Liberati, ricostruisce anche lo snodarsi di vicende più “politiche”.

Basta pensare alle relazioni dei comandanti che si succedono negli anni e che lamentano la carenza di personale o l’inadeguatezza delle sedi (a partire dalla prima caserma in vicolo Paglia, oggi via Buozzi). Situazioni che ci portano a problemi ancora all’ordine del giorno. «In questa ricerca racconto di uomini straordinari che, nonostante la penuria di mezzi, trovarono la forza per garantire ai cittadini ogni possibile aiuto» conclude l’autore. Fochi è anche autore di una ricerca dedicata ai codici bonacolsiani sugli interventi d’emergenza quando i pompieri ancora non esistevano.

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